
Via XX
settembre, 51 - Dozza (Bo)
Direzione Artistica: COMPAGNIA TEATRALE DELLA LUNA CRESCENTE
Per informazioni e prenotazioni:
Tel. 347 5548522 - 339 2294412
Fax: 0542 684825 - Email: lunacrescente@tin.it
Internet: www.comune.dozza.bo.it
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TEATRO
COMUNALE DI DOZZA |
In collaborazione con: CROSSROADS - Jazz e altro in Emilia-Romagna COMBO JAZZ CLUB ENOTECA REGIONALE EMILIA-ROMAGNA CA’ VAINA PIM - Poesia Immagine Musica SABATO SERA DUE SABATO SERA ONLINE.it COOP. GIORNALISTI “CORSO BACCHILEGA” Fondazione Dozza Città d’Arte Pro-Loco Dozza |
Teatro Comunale di Dozza - Programma 2008
La stagione del Teatro Comunale di Dozza è un atto di orgoglio. Fuori, per
questioni di numeri e per quanto riguarda in particolare il teatro, dalla
possibilità di ospitare grandi produzioni e grandi nomi, la gestione del Teatro,
in accordo con il Comune di Dozza, punta a preservare la possibilità di
presentare produzioni ed artisti accomunati dalla originalità e dalla serietà
della loro ricerca (teatrale e musicale). Questa è la prima caratteristica della
stagione di Dozza, l’elemento che unifica le proposte culturali a cui si può
assistere o, anche, a cui si può partecipare. In forma di spettacolo o di
laboratorio si tratta, comunque, di appuntamenti originali, a volte
sorprendenti, come sorprendente e originale è il luogo, il teatro stesso, ed
anche il borgo di Dozza, nel cuore del quale il teatro è stato inventato.
Certamente la ricerca di particolari proposte, originali ricerche espressive,
sguardi inconsueti sul mondo, è una ricerca faticosa. Ma là dove c’è fatica in
ambito culturale (e non solo) c’è, di solito, lavoro. E se il lavoro risulta
molto faticoso significa che in qualche modo ci si colloca non in mezzo alla
corrente ma là dove l’acqua scorre scontrandosi con altri elementi, costretta a
farsi strada, perché in quegli anfratti, in quelle insenature, non possiede la
forza di travolgere, trascinare, imporre il proprio corso. A volte la fatica
segna una sorta di viaggio addirittura contro la corrente. Non è un caso che nel
progetto tematico dell’autunno, dedicato al tema dell’identità, ci si voglia
chiedere “chi siamo?”. Forse occorrerebbe tutti interrogarci, trovare tutti
un’insenatura in cui sostare o, semplicemente, non arrendersi troppo facilmente
alla corrente. Specialmente quando comunque si registra la fatica. Forse non la
fatica che registriamo noi, quella dello sforzo di continuare ad indicare la
luna, ma la delusione e il rammarico di chi prima o poi si renderà conto di aver
continuato a guardare il braccio che indica, e di avere intanto, e forse per
sempre, perso la luna.
Desideriamo ringraziare, ancora una volta, tutti i compagni di strada, i
collaboratori, gli artisti che, con la loro disponibilità, hanno deciso di
condividere con noi il viaggio, apprezzando gli sforzi e la determinazione con
cui si sostiene l’idea di costruire la stagione di un teatro comunale come un
piccolo grande progetto culturale.
Marina Mazzolani e Corrado Gambi
Compagnia Teatrale della Luna Crescente
DOZZA EVENTI è il progetto principale dell’attività complessiva del Teatro
Comunale di Dozza, suddiviso in tre diverse iniziative, delle quali due in
primavera, la rassegna di teatro “PERSONAE - Percorsi Teatrali” e il Festival
Jazz “DOZZAJ” (all’interno della rassegna regionale Crossroads”), ed una in
autunno, il progetto tematico interdisciplinare.
La programmazione annuale curata dal Teatro Comunale e dalla Compagnia Teatrale
della Luna Crescente è però arricchita, per il terzo anno consecutivo, da altre
due sezioni: “ENODOZZAJAZZ - Sorsi di jazz in Enoteca” e “TRACKS - Tracce
d’autore”, che presentano, la prima, appuntamenti con musicisti di calibro
internazionale in proposte generalmente “in solo” nell’ambito del jazz (negli
spazi dell’Enoteca Regionale, all’interno della Rocca di Dozza), e, la seconda,
del rock-blues (un concerto al Teatro Comunale e, dopo lo strepitoso successo
dell’anno scorso, nella Piazza della Rocca, in estate, in date ancora da
definire). È in corso di progettazione un’ulteriore sezione teatrale/musicale
all’aperto, in estate, per le strade del Borgo.
Progetto d’arte, informazione, cultura dedicato al tema dell’IDENTITÀ.
Per il sesto anno consecutivo in autunno viene proposto un programma di
iniziative legate ad un tema, in collaborazione con vari soggetti:
approfondimenti specifici che possono ricorrere al teatro, alla musica, alla
letteratura, al cinema o essere costruiti in forma di conferenze e/o dibattiti.
La forma preferita per le singole iniziative è la “contaminazione” fra i vari
linguaggi. Si tratta, quindi, di appuntamenti culturali diversificati, scaturiti
da varie ispirazioni, con approfondimenti di taglio storico-sociale, associati a
presentazioni di brani letterari, a film, e ad iniziative di spettacolo. Il
progetto tematico del 2008 avrà come tema “l’identità”.
Il Teatro Comunale di Dozza ospita, inoltre, una mostra permanente di fotografie
in bianco e nero di Mario Sabbatani, dell’Associazione P.I.M. - Poesia Immagine
Musica, persona di rara sensibilità umana ed artistica e prezioso collaboratore
delle attività del Teatro e della Compagnia. La mostra è costituita da una
selezione di scatti realizzati durante la programmazione del teatro,
costantemente aggiornata dopo ogni stagione teatrale.
Sabato 9 Febbraio 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
TRACKS - Tracce d’autore
THE BLUESMEN in concert
“WILD IN THE COUNTRY”
La passione per il blues comincia per Roberto Formignani (chitarra, voce) e
Antonio D’Adamo (armonica) nel 1981 quando fondano “The Mannish Blues Band”, con
la quale ottengono riconoscimenti a livello nazionale (Quelli Della Notte,
Pistoia Blues, Milano Blues festival, Aventino Blues, Imola Blues, Ravenna
Blues, ecc).
Il progetto The Bluesmen nasce nel ’93 con l’apporto fondamentale di una nuova
base ritmica composta da Bruno Corticelli (basso) e Daniele Barbieri (batteria),
che stimola il quartetto a rivisitare in maniera personale i classici del blues
in veste acustica; il primo lavoro della band si concretizza nel 1996,
producendo con l’etichetta Musicando il CD di blues-swing acustico “Intrepido
Blues”. Nel 2002 il gruppo si presenta con un sound rinnovato ed energico grazie
al drumming di Roberto Morsiani, e attingendo dalla ventennale esperienza
nell’ambito della musica blues, propone un nuovo lavoro prodotto dal Comune di
Ferrara – Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali, dal nome “The
Bluesmen”, che contiene undici brani di cui nove originali e spazia dal
blues-rock, allo swing, al delta blues. Nel 2005 La prematura scomparsa di
Antonio D’Adamo, porta la band ad una ulteriore scelta stilistica con
l’inserimento di Massimo Mantovani al piano ; con questa formazione inizia anche
la collaborazione con Dirk Hamilton, con il gruppo DIRK HAMILTON AND THE
BLUESMEN. Nella primavera del 2006 esce il CD-DVD live per la Akarma – Comet
Record, dal titolo “Dirk Hamilton and The Bluesmen - Sometimes Ya’ Leave The
Blues Out On The Road”.
www.thebluesmen.it . Partecipazioni a
Festival recenti: Delta Blues Rovigo 2001, Liri Blues Winter 2004, Lerici Blues
Joint 2004, Aspro Blues 2004 , In Blues 2004 Castel San Pietro Terme, Ravenna
Blues 2004, Aosta Blues 2005, Delta Blues 2005, In Blues 2006 Castel San Pietro
Terme, Castel Franco Emilia Blues 2006, Pistoia Blues 2006, Parma Blues 2007,
Piacenza Blues 2007 Torrita Blues 07. Recenti open act: Nine Below Zero (
2002-2003), Iram Bullock, Scott Henderson, Willy Murphy, Dave Alvin, Jorma
Kaukonen, ,Paul Geremia, Billy Boy Arnold, Kelly Joe Phelps, Robben Ford, Taj
Mahal, Roy Rogers, Susan Tedeschi, Eugenio Finardi , Iron Butterfly, Bob Dylan.
Collaborazioni:
Willy Murphy, Alan King, Andy J Forest, Dirk Hamilton.
“Wild in the country” è il quarto album per la blues band ferrarese e conferma
la maturità e l’eclettismo musicale di un gruppo sulle scene dal lontano 1993.
Il disco contiene 11 brani che spaziano dalla ballata acustica (“Red skin”),
alle atmosfere jazz (“Rainy night blues”), dal rock’n’roll (“Walk all night”),
al blues elettrico (il singolo “Why not me”), con la presenza di due sole cover
(“Every day I have the blues” e il traditional “C.C. Rider”) e 9 canzoni
originali, composte da Roberto Formignani chitarrista e voce con l’aiuto in un
caso di Massimo Mantovani, pianista e, nell’altro, di Dirk Hamilton. Il noto
cantautore californiano che ha scelto The Bluesmen come propria band italiana, è
l’ospite principale del Cd, prestando la sua splendida voce a “Come with me”,
l’ultima traccia del disco. “Wild in the country” è prodotto da The Bluesmen e
Alberto Ronchi e si avvale del lavoro fotografico di Luca Gavagna (Le Immagini
Multimedia – Ferrara). Alle prime 1000 copie del Cd è abbinato un 45 giri in
vinile con il brano inedito (“So free – rememberin’you”) dedicato ad Antonio
D’Adamo (Dada), indimenticato armonicista della band, scomparso nel 2005.
PER TUTTI I CONCERTI SARANNO DISPONIBILI 100 CD E 100 45 GIRI IN VINILE CHE
VERRANNO DATI IN OMAGGIO CONTESTUALMENTE ALL’ACQUISTO DEL BIGLIETTO DI INGRESSO.
Roberto Formignani (chitarra, voce)
Già noto come leader della "Mannish Blues Band", ebbe il suo debutto con Renzo
Arbore nella celebre trasmissione televisiva "Quelli della notte"; vanta
collaborazioni con bluesmen famosi come Andy j. Forest, Willie Murphy (già
chitarrista di Van Morrison ), Jerry Dugger, Alan King; ha inoltre suonato in
jam session con Hiram Bullock (Sting, Miles Davis) ed ha partecipato ad
importanti festivals in tutta italia (Roots Festival , Pistoia Blues nel 1985
come spalla a B.B.King, Milano blues Festival con The Blues Band, Aventino
Blues, ecc..). E' stato dimostratore della ditta National (chitarre resofoniche);
insegna dal 1987 Chitarra Blues presso la Scuola di Musica Moderna-Associazione
Musicisti di Ferrara, di cui è il presidente dall’anno 2000.
Buno Corticelli (basso)
Bassista proveniente da una lunga esperienza di session-man, svolta anche con
artisti prestigiosi come Vasco Rossi, Paolo Conte, Claudio Lolli, Roberto
"Freak" Antoni . Ha inoltre collaborato con Andy J.Forest e Willie Murphy, una
lunga collaborazione con
Giorgio Cavalli (Mr. Blue). Ha inserito un proprio brano nel CD compilation
"Germinazione Spontanea" edito dall’Associazione Musicisti di Ferrara. Ha
partecipato alla realizzazione dell'album "Authorized Bootleg" del gruppo The
Fax , e al CD "Intrepido Blues" dei Bluesmen . "Open Act" di Maceo Parker, Hiram
Bullock e Scott Handerson. Dal 1986 è insegnante presso la Scuola di Musica
Moderna di Ferrara.
Massimo Mantovani ( piano )
si è diplomato in violino al Conservatorio "Dall'Abaco" di Verona.
Contemporaneamente ha coltivato lo studio del pianoforte, dell'arrangiamento e
della composizione. Svolge da anni attività come pianista, violinista e
compositore nel campo del Jazz e della musica leggera e ha collaborato con
artisti di livello nazionale e internazionale tra i quali Donovan Mixon, Pedro
Mena Peraza, Javier Girotto, Hengel Gualdi, Jimmy Villotti, Tom Kirkpatrick,
Marco Tamburini, Equipe 84, Dirk Hamilton e Nair, contribuendo alla
realizzazione di diversi CD tra i quali: "Lettere dal fronte interno" (su testi
di Stefano Tassinari) con Mauro Pagani e Roberto Manuzzi, “Sunrise” con Nair,
“Grupo Candòmbe” e “Grupo Candòmbe 2” con Silvio Zalambani e Grupo Candòmbe. Con
quest’ultima formazione ha anche partecipato al “Festival del Caribe” tenutosi a
Santiago di Cuba nel Luglio 2003 (unico gruppo europeo invitato). Insegnante di
Violino in ruolo nelle Scuole Medie ad indirizzo musicale, svolge da anni
attività didattica anche come insegnante di pianoforte e arrangiamento presso la
Scuola di Musica Moderna di Ferrara.
Roberto Morsiani ( batteria )
Proveniente da famiglia di musicisti, inizia i primi studi all'età di 8 anni con
l'aiuto dello zio Gabriele Morsiani, noto batterista degli anni '70. Collabora
con vari artisti: Louisiana Red, Andy J Forest, Lisa Young, Ricky Gianco,
Giorgio Cavalli, Paoul Martinez (noto bassista inglese), nonchè cover bands di
grande richiamo quali Fandango, Havock, Jack Daniel Lovers fino all'anno 1989
anno dell'inizio del rapporto musicale con gli Skiantos. L'amore per il genere
rock blues fin da bambino rende il suo modo di suonare molto potente e
trascinante fino a rendersi noto col soprannome di "GRANITO". Continua tuttora
la collaborazione con gli SKIANTOS e la sua attività di session man.
Sabato 16 Febbraio 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Barbara Casini - Monica Demuru
LA POESIA IN MUSICA DI CHICO BUARQUE DE HOLLANDA
Barbara Casini - canto,
chitarra
Monica Demuru - voce recitante, canto
Spettacolo a metà fra il teatrale e il musicale, presenta una scelta di brani
dei quali Chico Buarque è autore sia della musica che dei testi, e si propone di
far conoscere al pubblico la bellezza, l’intensità e la profondità della poesia
di questo incredibile personaggio, da noi ancora non adeguatamente apprezzato
(malgrado il suo successo) in tutti gli aspetti della sua opera. Lo spettacolo è
idealmente diviso a metà: la prima parte affronta tematiche sociali
(l’alienazione nel lavoro, la dittatura militare, l’infanzia abbandonata, il
rapporto genitori figli...) e la seconda è dedicata alle canzoni d’amore. In
entrambi i casi Chico Buarque dimostra una profonda conoscenza dell’animo umano,
una straordinaria capacità di immedesimarsi empaticamente nelle situazioni
emotive più diverse, anche le più estreme, e di tradurre tutto in un linguaggio
poetico e musicale, riuscendo come pochi al mondo a sposare magistralmente
musica e testo. Le canzoni, interpretate da Barbara Casini alla voce e alla
chitarra, si intrecciano con la lettura dei testi tradotti in italiano ad opera
di Monica Demuru, che si dimostra anche splendida cantante in alcuni struggenti
duetti con Barbara.
Barbara Casini - Nata a Firenze nel 1954, laureata in Psicologia, una vita
dedicata alla musica, in particolare al canto, innamorata fin da ragazzina del
Brasile che è diventato la sua seconda patria musicale, Barbara Casini è stata
più volte definita la più importante interprete di musica brasiliana in Italia.
Iniziata all’età di quindici anni, con la scoperta della bossa nova, di Jobim e
João Gilberto, la sua conoscenza della musica popolare brasiliana si è sempre
più approfondita, fino alla formazione, all’inizio degli anni ’80, del trio
Outro Lado (insieme a Beppe Fornaroli alla chitarra e Naco alle percussioni),
con il quale si è esibita oltre che nei teatri e nei club italiani, a Parigi,
nel Nord Europa, in Africa e in Brasile, partecipando a jazz festival e rassegne
etno-musicali. Con questa formazione ha inciso un Lp, “Outro Lado”in seguito
ristampato in cd per la Philology. Nel 1994 forma un quartetto con Stefano
Bollani al pianoforte, Raffaello Pareti al contrabbasso e Francesco Petreni alla
batteria. Ha collaborato in ambito jazzistico con importanti musicisti tra i
quali si ricordano: Enrico Rava con cui ha inciso il disco “VENTO” per
l’etichetta francese Label Bleu, con Stefano Bollani al pianoforte, Giovanni
Tommaso al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria, e con l’accompagnamento
dell’Accademia Filarmonica della Scala diretta da Paolo Silvestri, autore degli
arrangiamenti (partecipando a Umbria Jazz 2000 ); Phil Woods con cui ha inciso
il cd “Você e Eu” (Philology, 2001) una reinterpretazione di classici brasiliani
insieme a Stefano Bollani; Lee Konitz con cui ha inciso “Outra Vez” (Philology,
2002) insieme al chitarrista Sandro Gibellini che è entrato stabilmente a far
parte del quartetto al posto di Bollani. Nel 1997 è uscito il CD “Todo o Amor” (
Philology ), il primo lavoro completamente a suo nome, che le ha dato modo di
proporsi, oltre che come interprete, anche come autrice di musiche e testi, e
che ha ottenuto ottime critiche sia in Italia che all’estero. E’ del novembre
1998 l’uscita (ancora per la Philology) del CD “Stasera Beatles”, nel quale il
quartetto offre una rivisitazione in chiave jazz e latina di 13 brani dei
Beatles. In seguito sono usciti i CD “Sozinha” (Philology, 2000) registrato dal
vivo al DR JAZZ di Pisa nel quale Barbara si esibisce da sola alla voce e alla
chitarra, “Uma Voz Para Caetano” (Philology 2003), un tributo a Caetano Veloso e
“Anos Dourados” (Philology, 2003) interamente dedicato alla musica di Tom Jobim.
Ha inoltre collaborato alle incisioni di Luigi Bonafede (“Another Side of Me”,
1991), Attilio Zanchi (“Some Other Place”, 1992), Massimo Colombo (“Linea di
Confine”, 1993), Naco (“Naco”, 1995) ed Enrico Rava (“Italian Ballads, 1996).
URAGANO ELIS, un omaggio a Elis Regina realizzato con il suo gruppo storico
integrato da pianoforte, tre fiati e percussioni, con gli arrangiamenti di Paolo
Silvestri, è uscito a ottobre 2004 per la Via Veneto Jazz. E’ stata recentemente
in Brasile per un giro di concerti (Rio e S Paulo), in occasione dell’uscita per
la Guanabara Records del cd LUIZA, e per promuovere l’ITALIAN BOSSA JAZZ
FESTIVAL che si terrà nelle principali capitali brasiliane (S Paulo, Rio, ecc) e
che la vedrà fra gli artisti invitati insieme ad altri grandi nomi del jazz
italiano. Infine gli ultimi lavori discografici: ANGOLI CONFUSI (Double Strokes
Records, 2006) insieme a Pietro Tonolo e Alessandro Galati, brani originali “a
tre mani” di cui Barbara è autrice anche di tutti i testi (in italiano),
progetto che è in procinto di diventare un evento semi-teatrale con la
partecipazione del fisico nucleare Paolo Giusti e che vuole unire lo sguardo
introspettivo e relazionale all’indagine dei misteri ultimi della natura PALAVRA
PRIMA (Philology, 2006) con Beppe Fornaroli e Sandro Gibellini, un omaggio al
grande autore e compositore Chico Buarque de Hollanda NORDESTINA (Philology
2007) una rivisitazione del forró brasiliano, con un organico completamente
rinnovato tra cui spicca la fisarmonica di Fausto Beccalossi e il violino di
Ruben Chaviano, straordinario musicista di Santa Clara, Cuba, da anni ormai
trapiantato in Italia.
Monica Demuru - Si è diplomata in recitazione alla scuola Laboratorio Nove di
Firenze nel 1993. Nel 1994 ha ottenuto la qualifica di Attore di Scena (corso di
formazione professionale, Atelier della Costa Ovest) sotto la direzione di
Mischa Van Hoeke. Ha proseguito la sua formazione artistica con particolare
attenzione alla vocalità e al movimento seguendo, tra gli altri, l’insegnamento
di Bruno De Franceschi con cui entra a far parte del Tacite-voci-ensemble, da
lui diretto, per un percorso di ricerca vocale dal 1996 al 1999, di
Tran-Quang-Hay sul canto armonico e difonico, di Franco di Francescantonio,
Raffaella Giordano, Adriana Borriello e Anton Adassinskij per uno studio
integrativo delle varie tecniche teatrali. Più di recente inizia un percorso di
formazione sistematico del linguaggio musicale e di tecnica del canto antico
seguita da Lavinia Bertotti. Importanti, tra gli altri, gli incontri coi registi
Barbara Nativi, - con la cui compagnia lavora in molti spettacoli dal 1994 al
1999 - Angelo Savelli, Alfonso Santagata e Edoardo Donatini. Affianca quindi
all’attività di attrice teatrale quella di vocalist e autrice in progetti
teatrali, musicali e video. Nel 2000 incontra la Societas Raffaello Sanzio con
cui si impegna per “Voyage au bout de la nuit“, “Buchettino“ (recitato in
versione italiana, francese, inglese, tedesca, spagnola e prossimamente
portoghese) e “Tragedia endogonidia“, in tounèe, attualmente, in Italia e
all’estero. Prende parte al concerto “Cryonic Chants”, nato dalla collaborazione
tra Societas Raffaello Sanzio e il musicista Scott Gibbons. Prosegue le
collaborazioni, come cantante e/o autrice, ai progetti e alle incisioni del
collettivo Timet (Lorenzo Brusci), di Paolo Bragaglia (“Mensura“ e “Bracode“) e
Stefano Bollani (“Ranuccio“, “Abbassa la tua radio“, “Titanic“, “Fanfole“ e, in
collaborazione con David Riondino, “Cantata dei pastori immobili“ e “Nuvole” per
I Suoni delle Dolomiti). Con la direzione di David Riondino è ospite, insieme a
Chiara Riondino e Francesca Breschi, della cantata in versi “Pia De’ Tolomei”.
E’ saltuariamente ospite, come vocalist, dell’ensemble Alquìmia (diretto dal
compositore Govanni Guaccero attivo nell’ambito di Nuova Consonanza) e del trio
composto da Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite (“l’amico di
Cordoba“) coi quali ha partecipato, tra gli altri, ai concerti della Grande
Orchestra Avion Travel. Continua le collaborazioni con Barbara Casini (“Omaggio
a Chico Buarque De Hollanda”) e Ares Tavolazzi (“Ranuccio”). E’ curatrice,
autrice e interprete dello spettacolo AE DI (Odissea pop) in scena con Ferruccio
Spinetti e Petra Magoni e, insieme alla pianista Silvia Alunni, del progetto
musicale dedicato a Sergej Prokofiev “...FIEV”. Ha lavorato e/o inciso inoltre
con Enrico Rava, Ares Tavolazzi, Antonello Salis, Elliot Sharp, Zeena Parkins,
Ikue Mori, Steve Piccolo, Elena Bucci, Cristina Pezzoli, Massimo Luconi, Massimo
Altomare, Mirio Cosottini, Mirko Guerrini, Marco Parente, Enrico Fink, Moni
Ovadia, Hector Zazou, Alessandra Del Maro, Paolo Benvegnù, Nicoletta Magalotti,
Scott Gibbons, Simona Bencini, Banda Osiris e Cristina Zavalloni. In video è
stata diretta da Bruno Spinazzola (“L’ unghia “, 1996) e da Paolo Doppieri (“Dopplereffect”,
2003).
1996: “ Musiche per il Laboratorio Nove “, mus. di Marco Baraldi, Macinarino
Records
1996: “ Cicli di sintesi . ‘ 92-’ 94 “ TIMET, Per Box 2000: “ Carne Capitata “,
Composizione di canzoni sulle poesie di Giancarlo Majorino, TIMET, Matrix_ i
dischi forma.
2000: “ Abbassa la tua radio “, omaggio alla musica italiana degli anni ‘ 30/ ‘
40, da un’ idea di S. Bollani, Ermitage.
1997: “ Quadri di schermo vivo “, TIMET, Per Box
1997: “ Colazione con la pietra “, TIMET, Per Box 2002: “ L’ ultimo animale.
Sullo Zarathustra. “ prima parte. TIMET, Matrix_ i dischi forma.
1998: “ La Mutazione “, Tacite-voci-ensemble, mus. di Bruno de Franceschi 2003:
“ Mensura “, mus. di Paolo F. Bragaglia, Fridge zone.
1999: “ Restituzioni “, TIMET, Canti tradizionali del Valdarno nella
reinterpretazione di S. Bollani, L. Brusci, M. Demuru, A. Tavolazzi,M. Cosottini,
Matrix_ i dischi forma
1999: “ Isiaca “, TIMET, Matrix_ i dischi forma 2004: “ L’ amico di Cordoba “,
P. Servillo, J. Girotto, L. N. Mangalavite, Il Manifesto.
2004: “Cantata dei pastori immobili”, di D. Riondino e S. Bollani, Donzelli.
2005: ”Gente in cerca di Nuvole”, di Stefano Bollani, I Suoni delle Dolomiti,
Regione Trentino Alto Adige.
Sabato 23 Febbraio 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Giuseppe Cederna
LA FEBBRE
di Wallace Shawn
con: Giuseppe Cederna
immagini di: Giuseppe Cederna e Elena Caputo
È la storia di un occidentale che si scontra con la realtà del Terzo mondo e che
si chiede se ha la forza e il coraggio per rinunciare ai propri privilegi. È la
storia di molti di noi. Giuseppe Cederna racconta la sua avventura teatrale
cominciata a bordo di un aereo che l’ha portato in Africa a visitare i territori
tra Kenia, Sudan e Somalia, per imbattersi nel monologo dello scrittore
americano Wallace Shawn: La Febbre. Non è un caso che l’autore di questo testo
abbia recitato nei film di Woody Allen. Nato per essere raccontato dall’autore
nelle case dei suoi amici colti e benestanti di New York, lo spettacolo
prevedeva una circuitazione anomala, capillare e clandestina. Negli anni invece
è stato rappresentato in tutto il mondo diventando un piccolo classico del
nostro rapporto con l’ingiustizia e il dolore degli altri.
Il mondo della borghesia colta e raffinata di cui ci parla è lo stesso che
ritroviamo nelle pellicole del regista americano ed è anche una delle
espressioni più compiute e gratificanti della civiltà occidentale. È dunque uno
shock quando vediamo ne La Febbre un uomo di questo ambiente steso sul pavimento
di un bagno in un hotel del Terzo mondo, in mezzo agli scarafaggi e al vomito,
in preda a un delirio che avanza implacabile: prima le immagini crude di gente
affamata o torturata, poi i ricordi di un’infanzia dorata e poi di nuovo altre
visioni di rivolte e di violenze e altre immagini dei piccoli piaceri di una
vita dedicata all’amore e alla bellezza. Il protagonista ripercorre le tappe
della sua esistenza, così simili alle nostre, fino ad arrivare in fondo, fino a
concedersi di dire tutta la verità - solo per cinque minuti - e poi dimenticare
e continuare a mentire come se nulla fosse successo. Domani “guariti” vedremo
tutto con più distacco ed equilibrio, ma la notte del Sud è profonda e paurosa e
il delirio apre squarci sull’altra faccia delle cose. “La Febbre” è una sorta di
confessione pubblica, di orazione civile che adopera le volute ruvidità
drammaturgiche e i continui scarti narrativi come testimonianza di “onesta
imperfezione”. E’ un urlo che senza false pietà mostra le inadeguatezze, le
ipocrisie e i complessi di colpa di quella minoranza di privilegiati- NOI- che
gestisce e consuma l’ottanta per cento delle risorse della terra.
La Febbre è un particolare testo politico per un “teatro politico” che racconta
un mondo intellettuale che confessa la propria vigliaccheria e dichiara urgenza
di giustizia, ammette debolezze e paure, opportunismo e impotenza, ma combatte
per recuperare la forza dell’impegno sociale ed etico.
“Collegato al monologo abbiamo deciso di presentare il filmato realizzato in
Kenia e in Sudan da Giuseppe Cederna ed Elena Caputo. Visualizzeremo i perchè di
uno spettacolo necessario e non digestivo”.
Wallace Shawn è un autore- attore newyorkese che ha lavorato per il cinema e il
teatro. Protagonista di “Cechov nella 42ma strada” di Louis Malle ha scritto e
interpretato “My dinner with Andrè” sempre di Louis Malle.
“Protagonista di questo testo siamo noi, è colui che ascolta con il disagio che
Shawn ha vissuto e che vuol giustamente provocare in noi”.
(Goffredo Fofi)
Giuseppe Cederna è nato a Roma nel 1957, è attore anche di cinema oltre che di
teatro ed è stato premio Oscar per "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores. Tra i
film ricordiamo Marrakesh Express e Mediterraneo di Gabriele Salvatores e
Italia-Germania 4-3 di Andrea Barzini, Il partigiano Johnny di Guido Chiesa, El
Alamein di Enzo Monteleone. Tra gli spettacoli teatrali: Amadeus di P. Shaffer
con Umberto Orsini, Il giardino dei ciliegi, di Anton Cechov regia di G. Lavia,
La Febbre di Wallace Shawn, Tacalabala! Il racconto del calcio regia di Giorgio
Gallione, Il giro del mondo in 77 minuti, Lennon & John e Cani sotto la pioggia,
spettacolo-concerto dedicato a Tom Waits e a Raymond Carver. Questo autunno è
apparso nell’ultima serie televisiva di Distretto di Polizia. Da anni collabora
con l’inserto di «Repubblica»- «Viaggi», «I Meridiani», «L’Espresso» e «Gente
Viaggi».
E' stato in Africa viaggiando tra Kenia, Sudan e Somalia come testimone di AMREF.
Un viaggio difficile, scomodo, doloroso. Un viaggio nel “dolore degli altri”.Con
queste immagini “rubate” in Africa accompagna il suo spettacolo “La Febbre”.
Sabato 1 Marzo 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Ginetta Maria Fino - Giuseppe Pino Mainieri – Femmere Teatro
NON MI RICORDO
di e con Ginetta Maria Fino e Giuseppe (Pino) Mainieri
Voci recitanti: Lello Lombardi, Guido Barbieri da radio3 RAI
Video: Fabio Avoni
Regia: Corrado Nuzzo e Maria Di Biase
Ripercorse le tappe fondamentali della sua vita di coppia, Ginetta non trova
conferme nel suo compagno Pino che non ricorda quasi nulla del passato,
smemoratezza affrontata dai due con ironica allegria.
Suggestivi interventi audio-video rafforzano il contrasto/continuità fra passato
e presente, testimoniando il valore dei Documenti. Intensa la rievocazione della
notte in cui accadde l’incidente che provocò la perdita di memoria.
Le lettere di Pino inviate a Ginetta durante il servizio di leva sono un
prezioso documento che testimonia chi e come fosse prima del trauma che gli ha
divorato la memoria. Parole di un giovane che combatteva con passione per un
mondo più giusto e che amava la sua compagna. Parole che durante il coma
indicano a Ginetta la via per affrontare l’ulteriore prova:
vivere non significa sognare e sperare, vivere significa capire e lottare
svelano il segreto della forza del loro rapporto.
Quello che Pino Mainieri e Ginetta Fino portano in scena non è uno spettacolo
come tanti. E’ uno spettacolo unico, o forse non è neanche uno spettacolo. Come
Paolini, Celestini, Enìa, Perrotta, ecc., Ginetta Fino lavora sul teatro di
memoria, ma in questo caso la storia da ricostruire grazie ad un puzzle fatto di
vecchi documenti, lettere scritte durante il servizio di leva, ricordi sbiaditi,
tracce audio … è quella di Pino, suo marito che ha completamente dimenticato il
passato dopo un drammatico incidente. Una storia intima e sofferta che i due
portano in scena con naturalezza, infatti Ginetta e Pino hanno da sempre fatto
teatro, a parte una breve pausa durata undici anni che ora andranno a
raccontare.
C. Nuzzo M. Di Biase - aprile 2007
Basta davvero poco a Ginetta Fino e a Pino Mainieri per rievocare la loro storia
d'amore e di vita: una piccola seduta a gradini, uno schermo per proiezioni, una
scrivania dove accomodarsi a leggere le lettere di tanti anni prima: il primo
incontro, la militanza politica, il teatro, la famiglia e poi, terribile nemesi
a una felicità così semplice e immediata, l'incidente, da cui Pino uscirà
danneggiato, ma non domo nella sua voglia di vita e di teatro.
La cosa straordinaria è che a raccontarci tutto questo sono proprio loro due,
Ginetta e Pino: il secondo negli impacci anche autoironici della sua faticosa
fonazione, la prima nella tenerezza a volte ruvida con cui suggerisce a lui
lontani ricordi, e raccoglie per noi la sua lingua quasi arcana.
Quello che ne viene fuori è un mondo di affetti tenaci, che resistono oltre il
dramma della menomazione, mostrata senza reticenze ma nient’affatto esibita: la
leggerezza con cui tutto viene raccontato è del resto il miglior antidoto a
qualunque possibilità di pietismo e rende più acuta, alla fine dei conti,
l’emozione dello spettacolo.
A questo fine risulta importante, e non sembri un paradosso, il sottotesto
politico che trama tutta l’intelaiatura drammaturgica: c’è nostalgia per un
impegno che sembra preistoria, nostalgia per una politica fatta di rapporti
umani, di valori da condividere, di rabbia e solidarietà.
E così, nel naufragio di questi valori, acquista più risalto proprio la vicenda
umana di Ginetta e Pino, la loro voglia di prendere la vita di petto, senza
incoscienza o arroganza, ma con la voglia di starci, in questa vita, con tutti e
due i piedi.
Nicola Bonazzi,26 ottobre 2007 - Dir Art.Teatro dell'Argine ITC San Lazzaro (BO)
[…] NON MI RICORDO è uno spettacolo molto maturo, molto ben fatto.
C’è un ottimo equilibrio tra toni e sapori comici, divertenti e la tragedia che
viene evocata.
C’è una grande leggerezza che ci fa ridere e che rende più commovente ciò che
viene raccontato.
Non è mai patetico né retorico. Mai un calcare la mano su aspetti che potrebbero
risultare lacrimevoli.
C’è un intreccio miracoloso tra attori e persone che sono su quel palco, tra il
teatro e la vita vera.
C’è un connubio fondamentale tra il privato e il pubblico: è una riflessione sui
tempi che corrono e sul rapporto che un uomo deve instaurare con la società che
lo circonda.
C’è il miracolo della guarigione di Pino che è dovuto sì all’amore, l’amore
meraviglioso, l’amore che salva, ma anche ai suoi ideali, alla sua visone
dell’uomo, altrimenti non ce l’avrebbe fatta e questo è un messaggio universale,
un messaggio che vale per tutti, aldilà della specifica vicenda tragica vissuta:
si è morti senza il coltivare certi ideali che attengono al rapporto tra uomo e
uomo, che attengono alla ricerca di un senso profondo della vita, che attengono
alla passione come unico antidoto alla morte, anche senza che incidenti in moto
che ce la facciano incontrare così da vicino.
Sono stato orgoglioso di ospitare questo spettacolo all’ITC Teatro
Perché Ginetta e Pino hanno creato del teatro con la T maiuscola .
Di quello vitale.
Di quello intrecciato con la vita.
Di quello necessario.
Di quello che può cambiare la vita a chi lo guarda.
Per me è stato così.
È stata un’esperienza unica averli incontrati, di quelle che non si dimenticano
mai.
E spero che sia soltanto un inizio.
Ne sono certo.
Pietro Floridia, 30 ottobre 2007 Direttore Artistico Teatro dell'Argine Bologna
Alle radici di questo spettacolo
Ginetta Maria Fino - 21 settembre 2006
Nel 1996, mio marito, Giuseppe Mainieri subisce un gravissimo trauma
cranio-encefalico. Per undici anni, ogni giorno, ho fatto i conti unicamente con
il presente perché:
[…]…Ginetta ha capito sorprendentemente presto che Pino non sarebbe stato più
quello di prima.”Il re è morto viva il re” sembrava sottintendere il suo
comportamento: inutile perdersi d’animo[...]
Dott.Dir. P.Boldrini Dir.e UGC Riabil. Gravi Cerebrolesioni Osp.Treviso, da:
1998 I giorni felici che si vivono quando nascono i fiori
di Giuseppe Mainieri e Ginetta Fino (Ed. AAA in cerca degli angeli)
Ho imparato ad accettare il nuovo Pino e la perdita dell’altro. Ho riletto e
trascritto le sue lettere del 1975-76 e le ho inviate all’Archivio di Pieve S.
Stefano. Inaspettatamente Pino giunge fra i dieci finalisti all’omonimo Premio
con “Viva la Rivoluzione”. Passato e presente si fondono. In interviste e
incontri parlo delle sue lettere e lui mi è accanto, sono turbata, urge che sia
lui a parlarne: il sentimento che lo legava a me, la passione e l’impegno
politico di allora e sempre possono emergere solo dalle sue parole, ma non è
possibile a causa dello scempio subìto.
Eppure di fronte alla platea al microfono di Liza Ginzburg, Pino fa un discorso
che mi emoziona profondamente:
“Quando ho scritto queste lettere avevo circa 20 anni. Significa che la vita
c’è, che le cose sono state fatte e che tutto continua. Corsi e ricorsi
continuano. Una cosa scritta prima o poi ritorna. Le cose scritte nelle lettere
le ho fatte e sono la documentazione che io c’ero, ero presente e che la vita
continua, va avanti. Bisogna solo accettarla e le cose arrivano.”
Pino non ricorda nulla del passato, con fatica e dolore rievoco eventi e
sentimenti vissuti da lui che ora non può farlo. Nella narrazione occorre che
riunisca l’Uno e l’Altro contrariamente a quanto affermo da dieci anni: Pino è
morto ma è vivo. E’ lui ma non è lui.
La notte del 17 settembre una nuova consapevolezza mi mostra un lui non più
diviso. Il Pino di prima è nello stesso corpo di colui che mi dorme accanto. I
segni della sua anima rimasta intatta emergono ogni giorno più evidenti. Non mi
addormento. Non siamo quelli cui basta pensare. Dobbiamo agire il pensiero. Alle
quattro del mattino mi alzo e scrivo il canovaccio di questo spettacolo. Sulla
scena Pino ed io fra presente e passato nella comune passione condivisa per il
Teatro interrotta nel 1996 in un’identità densa di valori mai rinnegati, segreto
profondo della ripresa post ’96, riunendo in me colui che ho diviso.
Ferrara, 19 novembre 2007
Credo che la storia di vita di Pino e Ginetta e il loro spettacolo, che ne è la
testimonianza, oltre a essere molto toccante dal punto di vista umano e
artistico, riassuma in sé alcuni importanti concetti in cui credo da quando mi
occupo di Medicina Riabilitativa (oltre trent'anni) e secondo i quali la nostra
scuola di riabilitazione ha sempre cercato di operare e di diffonderne la
conoscenza e la messa in pratica. […]
[…] Pino e Ginetta raccontano nel loro spettacolo che è attraverso il recupero
dal passato dei valori, delle passioni, dei sogni e degli elementi che più
profondamente fanno parte del loro contesto di vita, che Pino arriva piano piano
a ricostruire il suo presente e a poter immaginare un futuro.
[…]Pino si occupava da anni di teatro, amava profondamente recitare e la stessa
sera dell'incidente doveva recitare a Bologna; 11 anni dopo Pino riprende a
recitare: lo fa in modo diverso, lo fa nel modo in cui le sue limitazioni glielo
permettono, ma lo fa. E con che risultati!
[…]Pino ha raggiunto il suo obiettivo più grande ovvero il recupero di ciò che
da sempre gli è appartenuto profondamente ed ha caratterizzato la sua vita:
Recitare![…]
E poiché lo spettacolo di Pino e Ginetta mi ha dato profonde suggestioni ed
emozioni oltre che come medico anche, e soprattutto, come uomo non posso che
ringraziarli di cuore, ribadendo il mio affetto e la mia stima per loro.
Nino Basaglia - DIPARTIMENTO DI NEUROSCIENZE/RIABILITAZIONE ETTORE MEDICINA
RIABILITATIVA “San Giorgio” - Ferrara
Sabato 8 Marzo 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Francesca Mazza - DONNE RESISTENTI tra cinema e teatro
di e con Francesca Mazza
montaggio video a cura di: Silvia Storelli
consulenza musicale: Guido Sodo
assistenza tecnica: Nicolas Hermansen
RESISTENZA: sost. femm. - Sforzo contrario che permette di opporsi , resistere
all’azione di qualcuno o qualcosa. - Proprietà fisica, governata da leggi
diverse a seconda dei casi, consistente nell’opporsi, o nel contrastare
determinati fenomeni od effetti. – Fase dell’azione difensiva durante la quale
si tende a logorare le forze dell’attaccante in attesa di poter prendere o
riprendere l’iniziativa. – Capacità di non lasciarsi rompere, annientare,
spezzare, frammentare e sim. – Capacità di resistere allo sforzo fisico,
intellettuale o all’abbattimento morale. – Opposizione a ogni tentativo di
rivelare i contenuti dell’inconscio. – Movimento di lotta politico-militare
sorto in tutti i paesi d’Europa contro i nazisti e i regimi da questi sostenuti
durante la seconda guerra mondiale.
C’è un teatro che ha bisogno di resistere, tanti artisti per cui resistere è uno
sforzo che è diventato pratica di ogni giorno; ma in questa “guerra di
resistenza” oltre alla fatica c’è un’inesauribile carica creativa, il rinnovarsi
del senso profondo di una scelta - l’arte scenica - , un irrinunciabile modo,
forse l’unico, di sentirsi parte del mondo, mondo che in pace non è.
Con gli strumenti e le parole del teatro rifletto sull’atto del resistere e, in
particolare, su forme e figure della resistenza femminile: che parta da esempi
eroici o si tratti di quotidiana resistenza; vicina o lontana nel tempo e nello
spazio; scelta, riconosciuta o inconsapevole.
L’addio di di Nora nel finale di “Casa di bambola”, l’ossessione di Charlotte
Corday, il quotidiano sopravvivere di Filumena Marturano, la voce di Alda
Merini, il silenzio di Irma Bandiera e ancora...
Altre storie e altri nomi. Più che una galleria antologica, un’evocazione e la
testimonianza di una vocazione.
Sullo schermo, le immagini di Anna Magnani, di Bette Davis, di Katrine Hepburn…
Senza dimenticare chi non si è salvato.
Francesca Mazza - Nata a Cremona il 23 febbraio 1958. Laureata con lode in
Lettere e Filosofia, corso di laurea in Discipline dell'Arte, della Musica,
dello Spettacolo. Diplomata alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da
Alessandra Galante Garrone.
Nel 1982 debutta in ambito professionistico con lo spettacolo Il bugiardo di
Carlo Goldoni, regia di Alvaro Piccardi, nella compagnia di Ugo Pagliai e Paola
Gassman. Dal 1983 inizia a lavorare negli spettacoli di Leo de Berardinis
dapprima presso la Cooperativa Nuova Scena di Bologna poi all'interno del Teatro
di Leo di cui è anche fondatrice. Nel corso di questi anni partecipa a dodici
spettacoli, dalla tetralogia Shakespeariana - Amleto, King Lear studi e
variazioni, Tempesta, Macbeth - a Novecento e Mille, escursione sulla storia e
la cultura del nostro secolo; dalla favola pirandelliana de I giganti della
montagna alla rivisitazione del mondo della commedia dell'Arte de Il ritorno di
Scaramouche.
Contemporaneamente partecipa ad altre produzioni teatrali tra cui due spettacoli
prodotti rispettivamente dal Festival di Santarcangelo (1988) e dalle Orestiadi
di Gibellina (1989) con il regista cinematografico cileno Raul Ruiz. Lo
spettacolo Scenté (1992) tratto da "L'anima buona del Sezuan" di Bertold Brecht,
prodotto dal Teatro di Leo con la doppia regia di Leo de Berardinis e di Alfonso
Santagata,è stato il primo assolo d’attrice che ha affrontato. Nell'aprile '95
nell'ambito della rassegna "Il linguaggio della dea" curata da Ravenna Teatro ha
realizzato una performance teatrale dal titolo Autoritratto, presentata, in
seguito, in rassegne e festival teatrali. Nel febbraio '97 ha diretto e
interpretato ' Nu pate teneva sette figlie femmene, fiaba in musica tratta dalla
Tradizione napoletana, in collaborazione con il musicista Guido Sodo, spettacolo
tutt'ora in repertorio.
Sempre nel '97 è stata protagonista dello spettacolo Miranda, visioni dall'isola
di pietra, opera conclusiva del progetto "Le radici del Pilastro" ideato e
diretto da Paolo Billi e ha preso parte allo spettacolo di teatro-danza Duetti
Guerriglieri diretto dalla coreografa e regista July Ann Anzilotti.
Nella stagione '98/'99 ha partecipato alla produzione e alla tournée del Giulio
Cesare di William Shakespeare per la regia di Ninni Bruschetta realizzato
dall'Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina / Nutrimenti Terrestri.
Nell'aprile '99 ha debuttato Scolpita dal tempo spettacolo itinerante di cui è
interprete e regista, con la drammaturgia di Alessandra Rossi Ghiglione.
Sempre nel ‘99 è stata impegnata ne La Strana festa, spettacolo di teatro-danza
per la regia e coreografia di July-Ann Anzilotti che ha debuttato nell'ambito
del festival Eurochianti il 3 settembre '99. Del 2000 è la partecipazione allo
spettacolo Madame De Sade di Y. Mishima con la compagnia Teatri di Vita diretta
da Andrea Adriatico (Napoli, Teatro nuovo 8 febbraio 2000) e a Figlie d’Ismaele.
Nel vento e nella tempesta di Assia Djebar, per la regia di Gigi Dall’Aglio,
prodotto dal Teatro di Roma (Roma, Teatro India, 18 settembre 2000).
Nell’estate del 2000 è stata nel cast di “Best of both worlds” della AKA
Pictures/Zenith Enterteinment.
Nell’aprile 2001 ha debuttato con “ 6 “ la nuova produzione di Teatri di Vita,
con la regia di Andrea Adriatico.
Nell’aprile 2002 ha debuttato con l’assolo Una città perfetta ispirato a Venezia
Salvata di Simone Weil ed è stata aiuto regia di Jacques Lassalle per
l’allestimento dell’ Ifigenia in Tauride di W. Goethe prodotto dal teatro
Stabile del Veneto (Vicenza, Teatro olimpico 3 ottobre 2002).
Nel 2003 ha partecipato allo spettacolo Donne. Guerra. Commedia. di T. Brash per
la regia di Andrea Adriatico, allo spettacolo Pirandello Suite di Julie Ann
Anzilotti e Memè Perlini ed è stata protagonista femminile del film Il vento, di
sera ancora per la regia di Andrea Adriatico, presentato all’interno della
sezione Forum al Festival di Berlino 2004.
Nell’autunno 2003 con la Compagnia teatrale “Fanny e Alexander” ha portato in
tournée europea (Francia, Belgio e Germania) lo spettacolo Ardis I, Les enfants
maudit. Con la stessa compagnia ha debuttto al Kunsten Festival di Bruxelles l’
11 maggio 2004 con lo spettacolo Ardis II, scrabble for six players e al
Festival delle Colline di Torino il 14 giugno 2005 con lo spettacolo Aquamarina.
Il 13 luglio 2005 ha debuttato nello spettacolo I Costruttori d'Imperi di B.
Vian per la regia di Davide Iodice, con la Compagna di Alessandro Benvenuti,
all'interno del Festival Armunia Costa degli Etruschi.
Nel febbraio 2007 ha debuttato a Skopje con la nuova produzione della Compagnia
Fanny & Alexander Dorothy. Sconcerto per Oz. .
E’ attualmente impegnata con la Compagnia Teatri di Vita con lo spettacolo Il
ritorno al deserto di Bernard Marie Koltès di cui è protagonista femminile.
Per l'interpretazione di Ofelia-Violetera in Totò, Principe di Danimarca è stata
segnalata da Gianni Manzella come migliore attrice per la stagione teatrale
'90/'91 sull'annuario del Teatro italiano Patalogo; sempre sul Patalogo è stata
segnalata come migliore attrice della stagione teatrale '94/'95 da Giorgio
Sebastiano Brizio, Renata Molinari e Franco Quadri per l'interpretazione di
Donna Evira ne Il Ritorno di Scaramouche e nella stagione '97/'98 da Titti
Danese per l’interpretazione di Tina Modotti nello spettacolo Duetti
Guerriglieri.
In riconoscimento dell’attività artistica svolta al fianco di Leo De Berardinis
ha ricevuto insieme ai colleghi della Compagnia “Teatro di Leo” il premio DAMS
nel maggio 2004 e il Premio Viviani conferito nel 2006 dal Festival di Benevento
Ha vinto il Premio UBU come migliore attrice non protagonista per la stagione
2004/2005 per l'interpreazione di AquaMarina.
Nel febbraio 1996 ha seguito un corso di regia condotto dal regista argentino
Fernando Solanas presso la Cineteca Comunale di Bologna.
Dal dicembre del '98 collabora saltuariamente come insegnante di recitazione
presso la Scuola di teatro "Alessandra Galante Garrone" di Bologna.In
collaborazione con enti locali e associazioni culturali guida il progetto
dedicato al teatro/memoria “Terre di Racconti”, realizzato in diverse tappe in
Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia (anni 2000, 2001, 2002,
2003, 2004 , 2005) e 2006).
Dal 2003 è direttrice artistica della stagione teatrale Sguardi della Sala
Teatro “Biagi D’Antona” del Comune di Castel Maggiore (BO).
E’ direttrice artistica della sezione spettacoli del Festival dell’Architettura
promosso dall’Assessorato alla Mobilità e Pianificazione del territorio della
Provincia di Bologna: Bologna si muove (2006) La civiltà dei super luoghi
(2007). Dal I992 affianca al lavoro d'attrice l'attività laboratoriale.
Oltre a laboratori teatrali rivolti a realtà professionali quali, ad esempio,
quelli organizzati dalla Compagnia “La casa degli Alfieri” di Asti,
dall’Università di Chieti dalla compagnia “Tilt” di Imola, sceglie di
indirizzare il lavoro di formazione soprattutto all’interno di esperienze di
genere. Nel ’96, inizia la sua collaborazione con l’Assessorato alle Pari
Opportunità della Provincia di Bologna e con l’Assessorato alle Pari Opportunità
del Comune di Imola: tale attività - rivolta in partenza alle donne dei corsi
Retravailler , poi alle dipendenti delle Amministrazioni locali e alle
Amministratrici Pubbliche delle provincie dell'Emilia Romagna per i progetti
ministeriali denominati "Azione Positiva" e "Amministra" - l’ha portata ad
approfondire la relazione con l’universo femminile sui temi della comunicazione
e dell’autostima. A questo scopo, insieme ad altre colleghe, ha fondato
l’Associazione Culturale “Tra un atto e l’altro” che ha realizzato, all’interno
delle manifestazioni di Bologna 2000 Città della Cultura Europea, un progetto di
alfabetizzazione teatrale dedicato a donne del territorio e che si è concluso a
maggio 2000 con la presentazione di DeaOdissea, tre spettacoli ispirati alle
figure femminili dell’Odissea.
Collabora con vari enti di Formazione quali FIA di Bologna per il progetto
C.I.P.R.I.A indirizzato a donne disoccupate, TECHNE di Cesena per il progetto
PEGASO all'interno della sezione femminile del carcere di Forlì e SOGES di
Torino.
Sabato 29 Marzo 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Compagnia StultiferaNavis
VISIONI CONTEMPORANEE DELLA MARIONETTA
Regia, scenografia, video: Alessandra Amicarelli
Drammaturgia: Julie Linquette
Design marionette: Francesca Casolani
Produzione: Compagnia StultiferaNavis
Con il sostegno di: Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Fondazione CARISPAQ
Con la partecipazione di: Institut International de la Marionnette (Charleville-Mézières,
Francia), Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” (Palermo)
Visioni contemporanee della marionetta è uno spettacolo-laboratorio che invita
gli spettatori ad immergersi in una ricerca attiva sul senso contemporaneo
dell’animazione di oggetti-marionette. Un percorso attraverso 10 moduli
interattivi che presenta la marionetta – e la diversità delle sue espressioni
possibili – come un medium artistico capace di affrontare la complessità
contemporanea delle relazioni uomo-oggetto-mondo e dei molteplici punti di vista
possibili sullo spazio e sul tempo. Ad un pubblico interessato al fare teatro e
allo spettacolo dal vivo (interessato nel senso etimologico di inter-essere,
essere in mezzo, essere dentro), lo spettacolo-laboratorio propone delle
interazioni con gli oggetti-marionette, una partecipazione alla trasformazione
scenica dello spazio, un’impegno nei processi di animazione, al fine di portare
uno sguardo diverso su quest’arte, che cerca, con uno spostamento del punto di
vista, a comporre tra l'ampiezza dell'innovazione possibile e la ricchezza del
patrimonio della sua tradizione antica. Visioni propone a chi la vuole vedere
una marionetta che abita lo spazio precario dell’immaginazione. Che sparpaglia
sulla sua strada briciole di tempo discontinuo. Che non smette di comporsi e di
scomporsi in piccoli frammenti di noi stessi. Che viaggia libera nelle forme,
nella materia, nei suoni, nei colori, nelle ombre e nella luce, intrecciando e
rafforzando, in ognuno dei movimenti della sua presenza quasi-viva, tutta la
diversità e la pertinenza dei linguaggi artistici contemporanei. Lo
spettacolo-laboratorio si presenta sotto la forma di un percorso attraverso 10
installazioni che interrogano le diverse identità della marionetta contemporanea
e delle metafore che essa rende possibili : il sipario fotografico, l’anima, la
visione, il movimento, l’al di là, identità, la presenza, l’infanzia, lo spazio
costruzione, lo spazio documentazione.
L'installazione è pensata come uno spazio nel quale gli ingranaggi della
rappresentazione teatrale sono lasciati a vista: i meccanismi, gli artifici, il
dietro le quinte, la tecnica e la tecnologia sono assunti pienamente. Uno spazio
che non si maschera come uno spazio teatrale tradizionale e nel quale la
separazione tra attori e pubblico non sussiste più in quanto dicotomia. E' uno
spazio- atelier che rende visibile il processo di creazione, del fare e del
cercare, del comporre e del mettere in scena e non solo il prodotto finale ,“lo
spettacolo”.
L’idea primaria nasce da un confronto con il pubblico, che, sia assistendo ai
nostri spettacoli, sia partecipando ai nostri laboratori, ci ha testimoniato la
sua « fame di marionetta », al di là degli stereotipi che corrono sulla
marionetta, in Italia. Fame di sapere come si progetta una scenografia per
accogliere questi artefatti in miniatura e per poter intrecciare diversi
linguaggi artistici. Fame di conoscere le tecniche di costruzione e di
manipolazione degli oggetti-marionette. Fame di scoprire la diversità delle
metafore che rende possibile l’uso in scena di un’effige, di un’ avatar. Abbiamo
quindi immaginato una forma di spettacolo che permette l’interazione con il
pubblico e che, senza profanare il fare teatro, apre agli spettatori degli spazi
da esplorare al di là della sola dimensione audio-visiva. Rendere possibile un
percorso dentro la scenografia e gli spazi di azione, far accedere alla
tattilità della materia, riconnettere l’essere dello spettatore all’anima delle
marionette… Questo processo a metà strada tra l’installazione, la performance,
lo spettacolo e il laboratorio ci è apparso come la forma piu’ adatta a tradurre
questo desiderio nostro di restituire al pubblico la ricchezza espressiva della
marionetta, nel suo fare ed essere in continua relazione tra l'animatore e il
testimone/i di tale relazione. La marionetta può oggi riflettere i nostri
interessi, le nostre paure, i nostri miti?
In che modo essa fa eco alle nostre temporalità? Come cristalizza e sublima i
nostri dubbi ? E come può indicarci piste per sorpassare i limiti di ciò che
chiamiamo il contemporaneo, quest’al di là della post-modernità che ci trattiene
ancorati nella precarietà di un presente vuoto di futuro, un presente
caratterizzato dall’instantaneo, dall’effimero, dal transitorio?
Come percepire la fragilità della sua anima in un mondo che associa l’usare al
gettare?
Quali visioni evoca, là dove l’occhio, abituato allo schermo, immagina solo ciò
che vede?
Qual’è il senso dei suoi movimenti quando l’ubiquità virtuale sostituisce la
presenza corporea?
Cosa ci dicono gli oggetti al di là della loro utilità?
In che modo si determina l'identità precaria della marionetta quando gli
archetipi non bastano più a definirci?
Quali legami mantiene con l’infanzia quando essa viene trascurata e dimenticata?
La forza della marionetta non risiederebbe appunto in ciò che possiede di più
delicato? Nel suo giocare con le nostre corde più sensibili e più minacciate: il
nostro affetto per gli oggetti e la natura, le nostre capacità di immaginazione
e astrazione, la nostra finitudine corporea, i nostri riflessi rituali e il
nostro essere sociale prima che individualista, questi piccoli dettagli che
compongono infine la nostra condizione umana.
Nello spettacolo-laboratorio “Visioni contemporanee della marionetta” ,
frammenti di risposte possibili sono abbozzati lungo dieci moduli: idee sono
sparpagliate in Aiku-Box, o scatole a citazioni; brani di pensieri sulle
temporalità contemporanee sono collezionati, parola per parola, gesto per gesto,
in modo tale da permettere ad ognuno di farsi una visione – sua – della
marionetta oggi.
La Compagnia Teatro di Animazione StultiferaNavis è stata fondata nel 2002 da
Alessandra Amicarelli (scenografa diplomata presso l'Accademia di Belle Arti di
Brera e marionettista diplomata presso l'Ecole Nationale des Arts de la
Marionnette di Charleville-Mézières - ESNAM).
e Julie Linquette (laureata in Lingua e Letteratura Tedesca, ha conseguito un
Master in Ingegneria Culturale e un Master in Scienze della Comunicazione presso
l'università di Lille in Francia).
Ha statuto associativo e si occupa di teatro di figura con un’attenzione
particolare ai linguaggi contemporanei e alle forme sceniche sperimentali.
Gli spettacoli della Compagnia Stultiferanavis (Il Battello Blu, 2002;
Mirabilia, 2005; Le Sensate Esperienze, 2006) sono stati rappresentati in
Italia, Francia, Lussemburgo, Svizzera, invitati a festival quali: Festival
Mondiale dei Teatri di Marionetta di Charleville, Festival Marionnettissimo di
Tolosa, Festival Ouni Grenzen in Lussemburgo, Festival Incontri Teatrali di
Lugano, Festival Internazionale delle Ombre di Staggia Senese, Festival Nuove
Espressioni Teatrali di Casalmaggiore, Festival Figure di Roma. Realizza
regolarmente laboratori di iniziazione al teatro contemporaneo di figura in
Italia e all’estero. La Compagnia è stata invitata a Firenze per inaugurare il
progetto Pianeta Galileo 2006-2009 in partenariato con la Regione Toscana con lo
spettacolo Le Sensate Esperienze, che ha ricevuto il Premio Ribalte di Fantasia
2006.
Collaboratori passati e presenti della Compagnia StultiferaNavis:
Baptiste Couget, Marie Denazelle, Federica Testa, Moira Zapella, Alessandro
Palmeri, Stefano Saverioni, Francesa Casolani, Mariano Dolci, Francesco Cuna .
Sabato 5 Aprile 2008
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ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
PERSONAE - Percorsi Teatrali
Teatro Valdoca
MISTERIOSO CONCERTO
Con: Mariangela Gualtieri e Dario Giovannini
Direzione: Cesare
Ronconi
Versi: Mariangela Gualtieri
Musiche dal vivo: Dario Giovannini
Fonica: Luca Fusconi. Ricerca video e proiezioni: Simona Diacci
Ricerca del suono: Luca Fusconi, Dario Giovannini, Cesare Ronconi
Scena e luci: Cesare Ronconi. Abiti: Malloni
Macchinisti: Stefano Cortesi, Federico Lepri
Segreteria: Concetta Mercuri
Consulenza amministrativa: Cronopios.
Organizzazione: Valentina Baruzzi, Morena Cecchetti e Roberta Magnani
Coprodotto da: Teatro Valdoca, Assalti al Cuore Festival di Musica e
Letteratura, l’arboreto mondaino, Teatro “A. Bonci” di Cesena.
Con il contributo di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione
Emilia Romagna e Provincia di Forlì-Cesena.
Vorrei entrare nella musica dei miei versi e tenere le parole nel loro stato di
nascita. Impresa che pare semplice ed è invece immensa. Vorrei entrare negli
abissi della mia voce, nei miei otto anni, nei secoli della mia voce, entrare in
quell’antico respiro, nell’antica fiamma che ha tenuto vivi altri. E non per
virtuosismo (la mia voce è davvero piccola), quanto piuttosto per caduta, per
visitazione, per sprofondamento. Siamo nel reame della sottigliezza, certo, lì
dove si sa che uno spostamento di millimetri cambia l’orbita di una cometa.
Abbiamo sostato a lungo sull’ascolto, sul sodalizio fra parola e musica, fra
parola e silenzio, in un’attenzione plenaria a ciò che portava Clemente Rebora a
scrivere:
“e non sapendo ero certo/ del misterioso concerto”. Abbiamo attraversato una
miriade
di suoni e poi lasciato quasi tutto. Quasi tutto.
Ancora devozione per la parola. Con la certezza che sia così necessario
pronunciare, rifondare la lingua, far vibrare particelle sensibili in quel
misterioso contagio che è la commozione: non per visione esibita di un pezzo
guerreggiato di mondo, ma per un pugno di parole, comuni parole che dicono di
noi, vivi adesso, in questo presente, in questo comune destino.
Tutto per ‘fare cuore’ con chi ascolta, farsi suo talismano. (Mariangela
Gualtieri)
Il Teatro Valdoca è nato nel 1983 a Cesena, in Romagna, ad opera di Cesare
Ronconi regista, e di Mariangela Gualtieri drammaturga. Coi primi due spettacoli
Lo spazio della quiete (1983) e Le radici dell'amore (1984) la Valdoca è
presente fin da principio sulla scena europea: sono lavori senza parole, con una
cifra stilistica e poetica molto netta. Con Ruvido umano (1986) comincia una
ricerca drammaturgica a ridosso della parola poetica, ricerca che avrà piena e
matura espressione nella trilogia Antenata (1991/93). In questi anni la
Compagnia dà vita ad una Scuola di Poesia che coinvolge i maggiori poeti
italiani, fra cui Luzi, Fortini, Bigongiari, Conte, De Angelis, Loi, Maiorino,
Cucchi, etc. Il lavoro pedagogico si apre poi all'incontro con numerosi giovani
allievi attori, attraverso una vera e propria Scuola Nomade, che sfocia in due
grandi spettacoli Ossicine (1994) e Fuoco Centrale (1995). In questi, musica dal
vivo, canto e danza, entrano a dar forza e complessità alla parola poetica, che
permane come caratteristica del lavoro della Compagnia. Nel 1997 Nei leoni e nei
lupi riunisce sulla scena attori storici della Valdoca ed allievi della Scuola
Nomade, secondo una scrittura drammaturgica che li impegna in una grande prova
d'attore. Parsifal Piccolo (1998) e infine Parsifal (1999), prodotto insieme al
festival di Santarcangelo, segnano la prima impegnativa prova di riscrittura di
un testo della tradizione. Chioma (2000) dà vita ad una figura femminile
potente, che ha l’intensità dei personaggi del mito e la spaccatura dell’attuale
sfacelo. Del 2001 Predica ai pesci, operetta magica e popolare per due acrobate,
una cantante ed un’attrice. Il 2002 è dedicato alla Scuola d’attore, e a
NON-splendore rock, concerto di rock e poesia.
Nel gennaio 2003 i versi per la scena di Mariangela Gualtieri sono editi da
Giulio Einaudi. Dalla Scuola d’attore nasce l’opera corale Imparare è anche
bruciare (2003). Esce, nella collana diretta da Valentina Valentini per
Rubbettino Editore, la monografia Teatro Valdoca, a cura di Emanuela
Dallagiovanna, dedicata alla poetica della Compagnia. Dal 2004 inizia il
percorso di creazione di PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO, un’opera in tre parti,
compiuta nel 2005: una trilogia di affreschi contemporanei, rappresentata anche
come unico, grande evento teatrale in tre atti, con dieci interpreti coinvolti e
musica dal vivo. Continua il lavoro pedagogico, con la direzione di una seconda
Scuola, Ero bellissimo avevo le ali.
Dopo l'esperienza fatta nei due Corsi Europei di Alta Formazione Mariangela
Gualtieri e Cesare Ronconi decidono di dar vita al progetto Officina Valdoca,
progetto che sostiene la produzione di opere di giovani artisti promuovendoli e
distribuendoli, e che in questi mesi sta prendendo la sua forma definitiva. Nel
2006 il Teatro Valdoca debutta con Misterioso concerto, in cui i versi di
Mariangela Gualtieri si intrecciano alla musica dal vivo di Dario Giovannini e,
nella versione a trio, alle azioni performatiche di Muna Mussie. Sempre nello
stesso anno escono in libreria Senza polvere, senza peso, raccolta di versi di
Mariangela Gualtieri edita da Giulio Einaudi e Sermone ai cuccioli della mia
specie (l’arboreto edizioni).
Il 2007 vede Cesare Ronconi impegnato in diversi progetti speciali far i quali:
Lato selvatico: tane + rifugi + nidi (prodotto da Itinerario Festival e Aidoru
Associazione, progetto installativo realizzato in collaborazione con la Facoltà
di Architettura "Aldo Rossi" di Cesena) e Tre visioni leggere (progetto
presentato ad Arte Sella ad agosto 2007 con testo inedito di Mariangela
Gualtieri e la partecipazione di tre attori della Trilogia: Silvia Calderoni,
Gaetano Liberti e Muna Mussie). Mentre Mariangela Gualtieri è impegnata
nell'ideazione del progetto PORTAR BENE, UN POETA NELLE CASE che ha debuttato ad
Esterni Festival a fine settembre 2007. A fine novembre 2007 è uscito in
libreria il cofanetto contenente LIBRO e FILM di PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO
trilogia edito da Luca Sossella editore. Per il 2008 è in previsione l'uscita di
un volume di Mariangela Gualtuieri in collaborazione con Guido Guidi che sarà
edito dalle edizioni Quodlibet in collaborazione con Itinerario Festival e il
debutto ad aprile della nuova opera di Cesare Ronconi, Sacrificale: suono +
vuoto + eco.
Sabato 12 aprile 2008
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ore 18 - Enoteca Regionale Emilia-Romagna - ENODOZZAJAZZ2008
LULLO MOSSO "MOTOTRABASSO"
Lullo Mosso - contrabbasso
Lullo Mosso è un pilota di mototrabasso. Il mototrabasso è uno strumento-veicolo
che permette di viaggiare spostandosi tra una canzone ed un'altra il tutto il
mondo della musica e in tutte le musiche del mondo.Chi lo possiede ha la
possibilità di spostarsi ovunque raccontando e cantando i personaggi e i suoni
di un viaggio immaginario. Il nostro pilota, quasi "condannato" al movimento,
vaga così nell'universo della musica raccontando storie e personaggi sotto forma
di canzoni: il canto del cammelliere berbero, la composizione dodecafonica
tedesca, il blues del missisippi, la sanfona amazzonica, la chanson
esistenzialista francese, il rap, l'opera di Pechino, il bebop, la buleria
spagnola, la danza rituale africana ..... dando vita ad una galleria di
personaggi che cantando in gramelot ci raccontano la loro musica. Attraverso
danze canti e spericolate evoluzioni melodico cinetiche Lullo Mosso si fa
trasportare dal mototrabbasso monoruotato nelle sue imprevedibili derive nelle
musiche del mondo.
Lullo Mosso nasce e cresce nelle valli alpine piemontesi, dal 1986 al 1992 vive
a Siena dove studia contrabbasso presso i seminari di Siena jazz. Dal 1992 vive
a Bologna dove intraprende una intensa attività concertistica professionale nei
più disparati ambiti musicali: jazz, musica improvvisata e di ricerca, musica
etnica e popolare, musica da ballo, per teatro, dance, leggera, da crociera,
animato per lo più da un'eclettica curiosità verso le tante e differenti
espressioni del fare musica. Ha suonato e suona con i gruppi Vakki Plakkula,
Cuboterzo, Jorge, gli Impossibili, Specchio Ensemble, Fraili, Clangreco,
Amarcord, Shellvibes, e con vari progetti nell'ambito del collettivo di
musicisti Bassesfere di cui è uno dei fondatori. In dieci anni di attività ha
collaborato occasionalmente con importanti musicisti (Massimo Urbani, Antonello
Salis, Lester Bowie, Don Moye; Tim Berne, Butch Morris, Han Bennink, Tristan
Honsinger) suonando in festival e rassegne in tutta Europa. Dal 1995 inizia a
lavorare come musicista di scena e compositore in diversi spettacoli teatrali
(“La ballata dei matti” - 1995, “La signora sporca” - 1996, “Patchwork” -
1996/98, “Esercizi di stile” - 1996/99, “In diretta” - 1998, “Picnic” - 2000,
“Galleria S.Francesco” - 2002, “Le ore piccole” prod. Crexida con Angelica
Zanardi - 2006). In questo ambito e con il gruppo Vakki Plakkula sviluppa il
ruolo di attore-musicista lavorando sulla presenza scenica, sul movimento del
corpo, sulla voce e sulla comicità approdando alla performance in solo ”Il
Mototrabbasso”.
Svolge un’intensa attività didattica nell’ambito dell’infanzia e del disagio
psichico
Discografia:
L' inferno dei polli JORGE (Guglielmo Pagnozzi as cl, Fabrizio Puglisi p, Lauro
Rossi tb, Riccardo Pittau tr, Luigi Mosso b, Francesco Cusa dr, Freak Antoni voc.)
(Splash cd h 463.2 1995);
Sufi STEFANO ORDINI (Stefano Ordini p, Stefano Cantini ss, Luigi Mosso b,
Giuliano Matozzi dr) (Samjazz SO943 1995);
Urgente MAGMA TRIO (Sandro Gandola as,ss, Luigi Mosso b, Mirko Sabatini dr) (YVP
3045 1995)
Suite n.1 per quintetto doppio SPECCHIO ENSEMBLE (Domenico Caliri dir comp,
Fabrizio Puglisi e Stefano De Bonis p, Guglielmo Pagnozzi e Edoardo Marraffa sax
cl, Francesco Cusa dr, Luigi Mosso Lelio Giannetto Giovanni Mayer b, Alberto
Capelli Riccardo Onori gt.) (CAICAI 005 1995)
Una barca VAKKI PLAKKULA (Luigi Mosso b voc, Edoardo Marraffa as ts, Mirko
Sabatini dr voc.) (IDA 012 1998);
Musical fitness CLANGRECO (Massimo Greco tr sampling, Stefano De Bonis Keyb,
Luigi Mosso b) (Irma 491204-2 1998,
Raptus CLANGRECO (Videoradio vr cd 000388)
Postura (Alessandro Bosetti sax L.Mosso, Peter Kowald, Astrid Wiens double bass)(Fringes009
2000)
Shellvibes SHELLVIBES (Antonio Coatti tne e conchiglie, Massimo Semprini sax
conchiglie, Romeo Selvatici conchiglie, Ricardo Pittau tp e conchiglie, Vincenzo
Vasi vib, L.Mosso bass) (Harpo 2005)
Porcyville SPECCHIO ENSEMBLE, (IDA17)
WuWuWei ROY PACI CORLEONE (Roy Paci tr, Carlo Actis Dato sax e cl, Giorgio
Giovannini tb, Sebastiano Bellarte h, Vincenzo vasi bs th, voc, Mirko Sabatini
dr L.Mosso b, voc) (Etnagigante 013 2005)
Live at Italian jazz rebels 2003 (Fabio Sfregola tr, Giorgio Pacorig p, Stefano
Giust dr, L.Mosso b)(Setola di Maiale sm870 2006)
Collaborazioni e Compilation:
Bassesfere Catalogo JORGE,SPECCHIO ENSEMBLE, GLI IMPOSSIBILI (Ba 001 1995)
Angelica 1997 (compilation) SPECCHIO ENSEMBLE and improvised set with Mike
Cooper gt, Lol Coxhill ss, Chris Cutler dr, Edoardo Marraffa ts, Luigi Mosso b,
Larry Ochs s, John Raskin as, Pat Thomas dr (AI 007 1998)
Live in Montreux Compilation CLANGRECO (Irma 491804/2 1998
Nita l’angelo sul trapezio PAOLO ANGELI
Intrasatta AS SUR D
Fate AS SUR D
QY Lunch VINCENZO VASI (Etnagigante )
O ritmo misturado BANDA FAVELA (Irma rec)
Sabato 12 aprile 2008
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ore 21,30 - Teatro Comunale di
Dozza - DOZZAJ2008
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FABRIZIO PUGLISI/ERNST GLERUM/HAN BENNINK TRIO
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Fabrizio Puglisi - pianoforte
Ernst Glerum - contrabbasso
Han Bennink - batteria
Il pianista catanese Fabrizio Puglisi è una delle più belle realtà del jazz
italiano: preparatissimo, forte di una esperienza formativa di rilievo (ha
suonato fra gli altri con David Murray, John Zorn, Dave Liebman, Lester Bowie,
George Russell, Butch Morris, Kenny Wheeler, Steve Lacy, Louis Sclavis, Sal
Nistico e Steve Grossman), è attivo, oltre che con questo trio “olandese”, con
diverse altre formazioni: Atman, Deus Ex Machina, Strani Itineranti e il
Collettivo Bassesfere. Qualche anno fa Puglisi cominciò a frequentare la scena
musicale di Amsterdam, fra le più ricche ed interessanti in Europa, esibendosi
con Han Bennink, Sean Bergin, Ab Baars, Tristan Honsinger, Ernst Glerum e Tobias
Delius, e da qui nacque l’idea di formare questo trio che mescola - calibrandole
con sapienza - improvvisazione e scrittura nelle interpretazioni di brani di
Thelonious Monk e brani originali con il gusto della boutade e dell’imprevisto.
Ernst Glerum e Han Bennink sono fra i musicisti che più hanno contribuito a dare
una precipua identità alla scena dell’improvvisazione europea, quando questa ha
cominciato (alla fine degli anni Sessanta) a distaccarsi dal modello
statunitense. Il contrabbassista suona tra gli altri con l’Amsterdam String Trio
e con il Guus Janssen Trio; lo straordinario batterista è un nome storico
dell'avanguardia europea, un musicista (ed affermato pittore) che ha
profondamente influenzato la musica jazz ed improvvisata negli ultimi 40 anni.
Batterista dotato di un talento scenico inconfondibile e di un linguaggio
tecnico espressivo unico al mondo; è senza dubbio uno dei numi tutelari della
scuola olandese, nonché del jazz europeo d'avanguardia.
Uno spirito libero che ha fatto grande musica assieme a Ben Webster, Eric Dolphy,
Sonny Rollins, Don Cherry, Wes Montgomery e altre leggende del Jazz come Sonny
Rollins, Cecil Taylor, Dexter Gordon, Eric Dolphy,
e allo stesso tempo é stato uno dei fondatori della Free music in Europa; con il
pianista Misha Mengelberg e il sassofonista Willem Breuker ha fondato il
grandioso collettivo di musicisti free jazz “Instant Composers Pool”.
Entrambi fanno parte della ICP Orchestra di Misha Mengelberg ed insieme hanno
condiviso collaborazioni con moltissimi artisti, tra cui Steve Lacy, Lee Konitz,
Uri Caine, Jamaladeen Tacuma, John Zorn, Bud Shank, Don Byron.
Sabato 19 aprile 2008
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ore 18 - Enoteca Regionale Emilia-Romagna - ENODOZZAJAZZ2008
EMANUELE PARRINI SOLO
"VIAGGIO AL CENTRO DEL VIOLINO"
Concerto per violino solo, personale percorso tra improvvisazione, brani
originali e rivisitazione di standards dai repertori dei grandi violinisti jazz.
Emanuele Parrini - violino
Formazione:
Studi di musica classica, Siena Jazz, Workshops con: G.Basso, B.Watson, T.Scott,
D.Liebman, S.Lacy, F.Di Castri
Ha suonato e registrato con:
T. Scott, C. Brown, W. Parker, E. Reijseger, Sadiq Bey, P. Catherine, L. Bacalov,
E. Rava, T. Ghiglioni, A. Salis, G. Trovesi, G. Schiaffini, T. Tononi, R. Gatto,
M. Giammarco, E. Fazio, D. Cavallanti, P. Minafra, R. Ottaviano, U.T. Gandhi, C.
Actis Dato, G. Maier, P. Botti, G. Falzone, C. Fasoli, G. Coscia, M. Rusca, G.
Rosciglione, G. Munari, M. Rosa, C. Santucci, F. Bosso, G. Petrella, D.
Scannapieco, J. Arnold, G. Cazzola, P. Condorelli, M. Manzi, N. Gori, S.
Onorati, P. Leveratto, B. Tommaso, R. Bellatalla, F. Monico, M. Beggio, K.
Gregory, T. Mangialajo Rantzer, A. Zambrini, F. Faraò, G. Capiozzo, A. Canelli,
G. Renzi, G. Esposito, N. Morelli, S. Guiducci, B. Ferra, S. Senni, A. Succi, F.
Beccalossi, D. Rosciglione, L. Tucci, G. Ceccarelli, A. Ariano, L. Biondini, G.
Libano, M. Vaggi, A. Onorato, G. Di Leone, M. Geri, A. Di Puccio, D. G. Espinoza,
M. Rabbia, D. Torto, M. Mariottini, L. Terzano, A. Tacchini, R. Bianchi, B.
Caruso, T. Tracanna, R. Fassi, R. Cecchetto, Z. De Rossi, A. Melani, Dinamitri
Jazz Folklore, Nexus, Les Italiens, Hot Club de Florence, J. Ouassini, A.
Infantino.
Fa parte dell’ ITALIAN INSTABILE ORCHESTRA dal Febb. 2003 ( concerti in tutto il
mondo con ospiti Ab Baars, Ig Hanneman, Cecil Taylor, Frank Gratkowsky, Keith
Tippet, Anthony Braxton) Ha fatto parte della BUTCH MORRIS ORCHESTRA (guests
J.A. Deane e M. Ribot per il Festival di Roccella Jonica 2003).
Emanuele Parrini ha partecipato ad alcune trasmissioni di Radio Rai con
Dinamitri Jazz Folklore, Django’s Jungle di Simone Guiducci, Italian Instabile
Orchestra, Artistic Alternative Ensemble di D.G. Espinoza, Trenoritmico di B.
Scardino, J. Martini Quartet.
Prende parte al film di C. Mazzacurati “L’Amore Ritrovato” contribuendo con il
gruppo di Riccardo Tesi alla realizzazione della colonna sonora. Lavora in
progetti teatrali come “Fool Lear” con Dinamitri Jazz Folklore in collaborazione
con il Teatro Politeama di Cascine; e come “Edgar Allan Poe Project” con
l’attore A. Catania, produzione originale del Festival di Roccella Jonica 2004.
Ha tenuto Master Class di violino jazz al Conservatorio Dall’Abaco di Verona nel
2004 e 2005. Segnalato tra i talenti emergenti dalla rivista “Musica Jazz” nel
suo annuale Referendum Top Jazz: nel 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, nella Top Ten
nel 2005, 2006 e 2007; tra gli artisti dell'anno e nella categoria "miscellanea"
nel 2007 con Dinamitri Jazz Folklore nel 2002, 2006 e 2007, nella Top Ten nel
2003; con T. Tononi & the Ornettians Top Ten nel 2005 e 2007; CON L'ITALIAN
INSTABILE ORCHESTRA VINCE COME "FORMAZIONE DELL'ANNO" IL TOP JAZZ 2007. Premio
Speciale della Giuria Lago Maggiore Jazz 2000 seconda rassegna giovani jazzisti
italiani
Sabato 19 aprile 2008
ore 21,30 - Teatro Comunale di
Dozza - DOZZAJ2008
DINAMITRI JAZZ FOLKLORE featuring SADIQ BEY
“CONGO EVIDENCE”
Dimitri Grechi
Espinoza - alto sax
Emanuele Parrini - violino
Gabrio Baldacci - chitarre
Pee Wee Durante - hammond tastiere
Beppe Scardino - sax baritono
Andrea Melani - batteria
Simone Padovani - percussioni
Sadiq Bey - voce
L’obiettivo di Dinamitri Jazz Folklore è quello di esplorare il linguaggio
jazzistico - e, in senso lato, afroamericano - dall’interno. Il che presuppone
il tentativo di indagare le connessioni tra i vari idiomi percorrendo un cammino
a ritroso: da un’espressione moderna segnata dall’impronta di Ornette Coleman ed
Eric Dolphy al modale; dalla complessità ritmico-armonica del be bop alle
polifonie di New Orleans; dal retaggio del blues urbano e rurale all’Africa.
L’approccio con l’Africa, e soprattutto con la concezione rituale e terapeutica
della musica vigente in quelle culture, ha rivelato l’esistenza di veicoli
efficaci per avviare un processo di analisi ed approfondimento della funzione di
un musicista di jazz oggi, processo avente come obiettivo primario la
consapevolezza. Così come, nel rituale, il musicista africano conduce la propria
comunità a compiere un’esperienza che lui per primo deve affrontare, allo stesso
modo l’improvvisatore dovrebbe radunare tutte le proprie energie per esplorare
l’ignoto, per trarne "Axè" l'energia vitale. Un’altra priorità è quella di
acquistare (o conquistare, a seconda dei punti di vista) un suono ed un
linguaggio propri, traguardo che la stessa trasmissione jazzistica incita a
raggiungere: un suono personale è un veicolo emozionale, senza il quale è come
parlare con la voce e le parole degli altri. Anche nella ricerca dei legami tra
l’improvvisazione jazzistica e forme derivanti da altre culture musicali la
consapevolezza del musicista dovrebbe fondarsi sulla coscienza dei propri limiti
culturali, sul rispetto per le altre tradizioni e soprattutto sullo sforzo di
cogliere gli elementi che accomunano i vari linguaggi presi in esame. Sono
questi i presupposti che alimentano la ricerca del Dinamitri Jazz Folklore.
Congo Evidence è la seconda tappa di questo percorso musicale.
"....e poi ecco i vulcanici Dinamitri Jazz Folklore: freschi, inventivi, capaci
di maneggiare con pari disinvoltura (e pari amore), all'interno di uno stesso
brano o persino di uno stesso assolo, temi spigolosi, arie russe ( come le
origini di Dimitri Grechi Espinoza ), bop (fino alla parafrasi di Charlie Parker),
funky, folk, free cosmico, blues (Eric Blues, dedicato a Dolphy ma anche memore
di Mingus), ballad,rhythm'n'blues, free funk e persino una Michelle sovrapposta
ad altre scale e altri ritmi ( fino adiventare finalmente ricca e densa). E' un
concerto da togliere il fiato, dove feeling non è, finalmente, una parola vuota.
Tutti si spendono al massimo: la front line è la medesima, strepitosa, del cd
"Vita Nova", con il leader al sax contralto, Mirco Mariottini ai clarinetti ed
Emanuele Parrini al violino; all'organo c'è Pee Wee Durante, singolare bluesman
tra Jimmy Smith e Sun RA, e alla batteria Andrea Melani...." (Alessandro Achilli,
da Musica Jazz gennaio 2002 - recensione dell'Ah-Um Jazz Festival -Milano, Nov
2001)
“Per chi non abbia mai ascoltato questo gruppo il termine ‘folklore’ può essere
fuorviante, può far pensare a una rilettura in chiave jazzistica del repertorio
popolare nostrano (…) E se è vero che c’è un riferimento costante ad alcune
tradizioni specifiche (in particolare quella del blues, del gospel, del klezmer
e naturalmente del jazz), riferimento che a volte si concretizza in vere e
proprie citazioni, è vero anche che tutto viene assorbito, rielaborato e
riproposto in una formula dove il nocciolo della questione sembra più il ‘come’
che non il ‘cosa’….” (Antonia Tessitore, Allaboutjazz)
“… La fonte di ispirazione del leader è l’Africa, il risultato è una musica
ludica, ipnotica, mistica, circolare, che insegue qualcosa di irraggiungibile,
ma che non è mai uguale a se stessa…” (Paolo Carradori, Jazzit)
“…Come lascia intendere la sardonica intestazione del gruppo, l’ energia si
sposa con una riflessione sulla musica popolare, ma soprattutto sul senso che
può assumere oggi il richiamo a un folklore disarticolato dalla globalizzazione…Una
band anomala, capace di evocare il soul come il camerismo, le danze dell’ Est
come il jazz. In vista però del superamento di ogni genere per descrivere, con
spirito dissacrante, la civiltà di oggi.” (Claudio Sessa Il Corriere della Sera)
“ (…) Dinamitri Jazz Folklore ha confermato il proprio spessore. Il sassofonista
D. G. Espinoza ne sta orientando il percorso a ritroso: da O. Coleman e Dolphy
al modale; da tensioni ritmico-armoniche bop alle polifonie di New Orleans; dal
blues all’ Africa. Al contralto, con logica spietata e furore dionisiaco, si
confronta con i visionari clarinetti di M. Mariottini e le impennate graffianti
di E. Parrini, sull’ ampio alveo ritmico-armonico di cui l’ organista Pee Wee
Durante rappresenta l’ essenza del blues e il batterista A. Melani la componente
swing. Al tenore e al clarinetto , l’ ospite Tony Scott illustra con pillole di
saggezza la continuità con la tradizione.(…)” (E. Boddi, Musica Jazz)
“ (…) Altro notevole appuntamento (Musicus Concentus) è quello con il gruppo
Dinamitri Jazz Folklore che, dopo il pregevole Folklore in Black, cresce così
tanto da renderlo in qualche modo superato. L’ approccio della formazione è
infatti ancor più spregiudicato rispetto agli stessi materiali, mentre la
presenza di un maestro come Tony Scott non solo rende più emozionante la serata,
ma salda idealmente con forza la sua esperienza di grande indagatore delle
musiche del mondo con i giovani discepoli. (…)” ( P. Carradori, Jazzit )
TOP JAZZ 2002 di Musica Jazz 14 voti nella categoria Formazione dell’ annoTOP
JAZZ 2003 di Musica Jazz nella Top ten nella categoria Formazione dell’ anno
Noi abbiamo la consapevolezza che la tradizione jazzistica, come tutti i
fenomeni ciclici umani, stia degenerando inesorabilmente in una semplice forma
di superstizione (termine che nella sua etimologia designa una cosa che
sopravvive a se stessa, anche quando ha ormai perduto la sua vera ragione
d’essere). Perciò suoniamo per chi è interessato al contenuto spirituale che
ancora oggi il jazz, essendo un “linguaggio”, è in grado di veicolare, e non per
chi si interessa all’intrattenimento musicale sotto le spoglie del jazz.
Suoniamo il suono/ritmo “Africano” che è un’arte fatta di sensibilità (e
comprensione) ai (dei) principi che regolano la creazione del nostro Mondo.
Suoniamo, infine, con la consapevolezza che il culto dell’individualità è una
menzogna, e chiunque alimenti questa illusione, contribuisce alla decadenza sua
personale e a quella della comunità alla quale appartiene."
Recensione da "Alias" de "Il Manifesto" - Sab 28 Luglio 2007
"Il collettivo guidato dal sassofonista alto Dimitri Grechi Espinoza si avvale
della collaborazione del poeta americano Sadiq Bey, già insieme a Don Byron e
Uri Caine. Nella tradizione di Amiri Baraka, Bey interpreta le sue poesie
scolpendo e/o dipingendo le parole eppure trattandole come materia sonora, da
jazzista tra jazzisti. Niente di meglio per il Dinamitri Jazz Folklore che
attenua appena i suoi solismi per collettivizzare una proposta sonora carica di
passione, memoria storica (l'esplosivo "Boogie Stop Shuffle" di Mingus),
interpretazione critica del presente. Nel pezzo che dà il titolo all'album si
rileggono Ellington e Monk mentre si parla dell'11 settembre; sulle musiche di
Espinoza, Bey parla della New Orleans post-Katrina e nasce un drammatico
"Concentrazione" (si ascolti l'assolo di violino di Emanuele Parrini). Cd
militante, dai nervi scoperti e dal cuore in tachicardia eppure lucido e critico
("Dim Laden" su cui Sadiq Bey recita "Morning 28"), CONGO EVIDENCE è un vero
manifesto per una ganerazione di jazzisti critici che non crede nel revival ma
ama le radici black: Espinoza, Parrini, Mariottini, PeeWee Durante Andrea Melani
e altri." (Luigi Onori)
Dimitri Grechi Espinoza, nato a Mosca. Ha partecipato ai corsi di
perfezionamento di Siena jazz. E' stato invitato nel 2001 al festival
Panafricano di Congo-Brazzaville fondando nel 2002 l'Associazione Culturale Axe
per svolgere attività di ricerca nella Musica Terapeutica delle culture
tradizionali.Fa parte attualmente del quartetto di Paolo Botti
Emanuele Parrini, nato a Orbetello (Gr), ha frequentato seminari tenuti da:
Gianni Basso, Bobby Watson, Tony Scott, Steve Lacy ed ha partecipato ai corsi di
perfezionamento di Siena Jazz. Ha suonato e/o registrato fra gli altri con: Tony
Scott quartet e Octet, Tiziana Ghiglioni, Tiziano Tononi, Butch Morris Orchestra
with Marc Ribot. Italian Instabile Orchestra.
Gabrio Baldacci, nato a Livorno, studia jazz al conservatorio di Bologna è
leader del Gruppo Formica con il quale vince il Concorso di Cento e di
Moncalieri Jazz, collabora attualmente con G. Petrella.
PeeWee Durante, nato a Pisa inizia la sua attività professionale nella Band Nick
Becattini & Serious Fun suonando nei più importanti festival di Blues. Frequenta
i seminari di Umbria Jazz e We love Jazz di Genova con Shirley Scott. E'
attualmente leader del Gruppo Organic GrOOve.
Andrea Melani, nato a Prato studia percussioni a Fiesole. Frequenta i corsi di
perfezionamento di Siena Jazz con Roberto Gatto e Ettore Fioravanti; ha fatto
parte del gruppo di M.Giammarco e collaborato con altri importanti musicisti
Italiani.
Beppe Scardino, nato a Livorno studia jazz al conservatorio di Bologna, dirige
il gruppo Orange Room e ha suonato con la Fantomatik orchestra; attualmente fa
parte dell’associazione Gallo Rojo e collabora con G.Petrella
Simone Padovani, nato a Livorno, ha frequentato seminari di percussioni con
A.Diaz e O. El Negro, suonato con la Fantomatik orchestra. Attualmente collabora
con B.Rondelli, Carnegra e G.Petrella.
Sadiq Bey, poeta, performer, percussionista e compositore. Si è mosso per anni
su un terreno di espressione artistica senza confini, che include l’arte
performativa d’avanguardia, il jazz, il pop e l’opera. Nato e cresciuto a
Detroit, ha lavorato a lungo a New York prima di trasferirsi a Berlino nel 2004,
dove porta avanti diversi progetti di fusione tra musica elettronica, spoken
word e canzone. Le collaborazioni discografiche in veste di performer e
scrittore dei testi includono quelle al fianco di Don Byron (Nu Blaxploitation,
Music For Six Musicians, Tuskegee Experiments); di Uri Caine (Sidewalks of New
York, Bach: Goldberg Variations, Dark Flame/Gustav Mahler); di Brandon Ross
(Costume, Live at the Knitting Factory Vol 2). E’ di prossima pubblicazione The
Othello Syndrome (musica di Uri Caine, libretto di Sadiq Bey), una riscrittura
postmoderna dell’opera shakesperiana rappresentata (con l’interpretazione tra
gli altri dello stesso Bey) in prima mondiale alla Biennale Musica di Venezia
nel 2003. Tra i progetti musicali in corso Sadiq Bey ha un trio, “sadiqbeythemusesboyfriend”,
con Brandon Ross e Stomu Takeishi; una solo performance, “Schwartzegeist”
(elettronica e voce) e un gruppo dance berlinese, “Your Houze Is My Hotel”, con
Charles Matushewsky. In campo letterario Sadiq Bey ha pubblicato Slow The Eye
(2004), un’edizione limitata dal design sofisticato in collaborazione con gli
artisti Detlef Gunter and Martin Knüsel. Con la pittrice Michele Zalopany è in
corso d’opera disIntegration: The 3 B's, un racconto tramite parole e immagini
della complessa vicenda politica e sociale che ha travolto Detroit nei primi
anni 70. E una raccolta di poesie, A Thousand Days A Year, sarà pubblicata a
breve.
Sabato 26 aprile 2008
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ore 18 - Enoteca Regionale Emilia-Romagna - ENODOZZAJAZZ2008
PAOLO SORGE SOLO
Paolo Sorge - chitarra
Il punto di partenza è una sorta di partitura algoritmica composta (o sottoposta
a un'ultima revisione) poche ore prima della performance. Costituita da eventi
modulari, in essa è possibile ammettere dei momenti perfino tonali o modali, le
suggestioni del momento, la citazione esplicita di temi. Il coraggio di
improvvisare senza rinunciare a niente. La fiducia nell'intensità del setting
daconcerto quale luogo ideale di condivisione con l'ascoltatore dello stesso
evento spazio-temporale. Con il sorriso sulle labbra, per favore!
Paolo Sorge è un chitarrista, compositore ed improvvisatore catanese già da
tempo noto al pubblico del jazz contemporaneo nazionale ed europeo. Da circa
vent´anni conduce una ricerca trasversale nell´ambito delle musiche
d´improvvisazione, coltivando contemporaneamente l´interesse per i linguaggi del
Jazz, le musiche popolari, l´improvvisazione radicale, la sonorizzazione di film
muti, il paesaggio sonoro e la soundscape composition, il metodo della
conduction applicato alla didattica della musica, nonché la composizione per
varie tipologie di organico, dal quartetto di saxofoni all´orchestra jazz. Dagli
esordi in Sicilia, passando per una parentesi romana lunga dodici anni, fino al
recente ritorno nella propria terra d´origine, Paolo Sorge ha suonato e
registrato con moltissimi musicisti di varia estrazione, tra cui ricordiamo
Alfio Antico, Paolo Fresu, Paolino Dalla Porta, Roberto Spadoni (M.J. Urkestra),
Mike Abene, Maurizio Giammarco, Gianluigi Trovesi, Sandro Satta, Stefano
Maltese, Gianni Gebbia, Michel Godard, Francesco Cusa (Trinkle Trio, Skrunch e
altri progetti), Fabrizio Puglisi, Stefano Zorzanello, Lelio Giannetto (Curva
Minore, 2003-2006), Francesco Branciamore, Claudio Lugo, Guido Mazzon, Butch
Morris (Bologna, Angelica Festival 2006), Ab Baars e Ig Henneman. Diplomato in
Composizione (Conservatorio di Perugia, 1998) e Jazz (Conservatorio di Latina,
2001), ha all'attivo due prestigiosi premi di composizione per orchestra jazz (Barga
Jazz 1993, Sassari - Scrivere in Jazz 2004). Negli ultimi dieci anni affianca
all´attività concertistica e discografica un´intensa attività
didattico-divulgativa nell´ambito del jazz e dell´improvvisazione, collaborando
con importanti istituzioni pubbliche e private (Conservatorio S. Cecilia - Roma,
Università della Musica s.r.l. - Roma, Conservatorio S. Giacomantonio - Cosenza,
Conservatorio "N. Piccinni" - Bari, Politecnico "Scientia et Ars" - Vibo
Valentia, Teatro Masciari - Catanzaro, CESM - Catania). Attualmente è docente di
Jazz presso il conservatorio "F. Cilea" di Reggio Calabria. Nel 2003 ha
inaugurato la propria discografia personale con il cd Paolo Sorge TRINKLE TRIO
(pubblicato da AUAND), una rilettura in chiave improvvisativa della musica di
Thelonious Monk, insieme al tubista Michel Godard e al batterista Francesco Cusa.
Dalla data della sua pubblicazione ad oggi il disco ha collezionato un
considerevole numero di recensioni e interviste in Italia e all´estero attirando
l´attenzione e i consensi della critica specializzata (una rassegna stampa
essenziale e samples mp3 sono disponibili sul sito web dell´etichetta
discografica AUAND. Negli ultimi tre anni la formazione si è esibita nel corso
di alcuni tour in Italia, Slovenia e Germania avvalendosi della collaborazione
del trombonista Tony Cattano, ormai membro stabile dell´organico. Con l'aggiunta
del contrabbassista olandese Marko Bonarius il trio diventa il quartetto Paolo
Sorge & the Jazz Waiters, protagonisti del cd Slow Food (2007 Improvvisatore
Involontario - 005), che negli ultimi mesi ha avuto un riscontro positivo da
parte della critica specializzata. Dal suo ritorno a Catania, Paolo Sorge è uno
dei musicisti e didatti più attivi e impegnati in Sicilia nella diffusione delle
musiche d´improvvisazione. È tra i fondatori del movimento artistico ed
etichetta discografica Improvvisatore Involontario
(www.improvvisatoreinvolontario.com.), e di SSRG (Sicilian Soundscape Research
Group) ONLUS (www.ssrg.it).
Discografia:
- Ghost Saxophone Quartet, CD del Primo Concorso Jazz Umbria Giovani
- 1995, IFM (come compositore);
- M.J.Ùrkestra, MINGUS - 1998, Splasc(h) Records (cd H653.2) - distrib. IRD;
- Alfio Antico Quartetto, ANIMA `NGIGNUSA - 2000, ONYX etnica (CD ONYX 008) -
distrib. IRD;
- M.J.Ùrkestra, ÙRKESTRA - 2001, Splasc(H) Records (cd H739.2) - distrib. IRD;
- Paolo Sorge, TRINKLE TRIO - 2003, Auand (AU9003) - distrib. IRD;
- Francesco Cusa Skrunch, PSICOPATOLOGIA DEL SERIAL KILLER -Improvvisatore
Involontario (001) - distrib. Wide;
- M.J.Ùrkestra, DANCES - 2004, Splasc(H) Records (cd H931.2) - distrib. IRD;
- Stefano Maltese Ghost Company, `DJA `BA `LA - 2006, Labirinti Sonori (LS 002)
- distrib. IRD;
- Paolo Sorge & the Jazz Waiters, SLOW FOOD - 2007 ImprovvisatoreInvolontario
(001) - distrib. Wide;
- Francesco Cusa Skrunch, L´ARTE DELLA GUERRA – 2007 Improvvisatore Involontario
(001) - distrib. Wide
Sabato 26 aprile 2008
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ore 21,30 - Teatro Comunale di Dozza - DOZZAJ2008
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GASPARE DE VITO SOLO
“5 SONGS AND 1 STORY”
Gaspare De Vito - sax, flauto, loopstation e FRANCESCO CUSA “SKRUNCH”
Specifici segni sonori scelgono di seguire i suggerimenti del tempo, hic et nunc,
che dalla pancia del fiato si trasforma in disegno sul foglio. Il qui e ora
dell'improvvisazione fa parte del gioco di transizione dalla nota al suono, ma
non è al suo compimento che si esaurisce. E' lo scontro tra essa,
l'improvvisazione, e gli elementi tematici del quadro che fa girare sistematici,
penetranti, parlanti, nella loopstation. E' insieme che performano il sentire di
questo progetto.
Gaspare De Vito, nato a Napoli nel 1978. Ha collaborato con vari musicisti tra
cui Giancarlo Schiaffini, Zeduardo Martins, Francesco Cusa, Paolo Sorge, Alma
Jazz Orchestra, Arthur Miles, Roberto Bartoli, Mirko Sabatini, Luisa Cottifogli,
Vonn Washington, Maisha Grant, April Randall, Roberto Rossi, Fernando Tchika,
Steve De Swath ed altri. Ha suonato in vari festival jazz conosciuti a livello
internazionale come per esempio il Jazzy Jam Festival, Cassero Jazz Festival,
Angelica Festival, Festival Brasiliano, Avantgarde Jazz. Ha suonato in diverse
band in Italia, Germania, Regno Unito, Spagna, Francia, Finlandia, Svezia,
Estonia.
Collabora con differenti compagnie teatrali, componendo ed eseguendo musica in
rappresentazioni e performance con Luna Crescente, Muna Mussie, Katy Marchand
del Living Theatre. Fa parte del collettivo Improvvisatore Involontario.
Discografia:
1990 - AA.VV. - Romagna Posse
1992 - AA.VV. - Romagna Posse II
2000 - Gaspare De Vito Trio - Armageddon
2004 - Martins/De Vito duo - Jurema
2005 - AA.VV. - Italian Street Blooze Caravan
2007 - Gaspare De Vito Solo - 5 songs and 1 story
2007 - AA.VV. - Antivatican coalition against the hippies resistance
FRANCESCO CUSA “SKRUNCH”
Francesco Cusa - batteria, composizioni
Paolo Sorge - chitarra
Carlo Natoli - chitarra baritono
Tony Cattano - trombone
Piero Bittolo Bon - sax alto e clarinetto basso
Dario De Filippo - percussioni
Tra le realtà più interessanti della nuova scena musicale italiana, la band
“Skrunch” del pirotecnico batterista siciliano Francesco Cusa è stata definita
"un misto energetico di frullati zorniani e timberniani macerato al sole di
Sicilia", abrasiva e divertente, ironica e coinvolgente. Questo concerto si
inserisce nel tour di presentazione del loro secondo cd, "L'arte della guerra",
in uscita per l'etichetta Improvvisatore Involontario. La formazione di Skrunch
per il concerto veneziano si avvale dell'ormai consolidata presenza di Paolo
Sorge (chitarra) e Carlo Natoli (chitarra baritono), col brillante apporto dei
sassofoni di Piero Bittolo Bon, delle percussioni di Dario De Filippo e, per
l'occasione, del trombone di Tony Cattano.
Questo concerto si inserisce nel tour di presentazione del secondo cd di Skrunch
, "L'arte della guerra", registrato nello scorso mese di marzo presso lo storico
studio Mu-Rec di Milano e pubblicato su etichetta Improvvisatore Involontario. A
tre anni da "Psicopatologia del serial killer", narrazione in musica della
giornata-tipo di un assassino di professione, con queste nuove composizioni
Francesco Cusa si prefigge si infondere energia e determinazione
nell'ascoltatore, prendendo le mosse dai principi contenuti ne "L'arte della
guerra" di Sun Tzu ed elaborando una propria "strategia del divenire" buona per
il neonato millennio. Si passa dall'ipocrisia del mondo occidentale nella
propria allegra rappresentazione di un continente ripetutamente violentato ("Afrodionisiaco")
alla fuga dalle tentazioni di un immaginario universo femminile ("Escape from
Pussyland"), dal salutare incubo di una star ("Quel giorno in cui J.J.Cale si
svegliò senza una gamba") all'inaspettata attenzione degli sceicchi arabi nei
confronti del jazz ("Alljazzera"), fino alla citazione di Heinrich Boll e del
suo rispettabile pagliaccio ("Opinioni di un clown"). La formazione si avvale
dell'ormai consolidato apporto delle chitarre di Sorge e Natoli, con l'aggiunta
del giovane baritonista livornese Beppe Scardino, del sassofonista veneziano
Piero Bittolo Bon e del valente percussionista Dario De Filippo, siciliano di
stanza a Parigi. Hanno scritto di questa band: "Un misto energetico di frullati
zorniani e timberniani macerato al sole di Sicilia con tanto di mafia. Arance e
limoni verdi spremuti sulle ginocchia sbucciate di imberbi fanciulle imprudenti
"Skrunch è un progetto che nasce alla fine del millennio per iniziativa di
Francesco Cusa, il quale, dopo anni, finalmente riesce a "trovare" gli elementi
mancanti per la realizzazione di un progetto musicale molto articolato. Tra le
band più abrasive e divertenti del jazz italiano, per una ricerca sonora
travolgente e carica di ironia.
Francesco Cusa, batterista e compositore, nato a Catania nel 1966. Ha suonato
tra gli altri con Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli,
Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia,
Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi
Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli,
Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, Jon Rose, Michel
Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna,
Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliot Sharp, Saadet Türköz,
Flying Luttembachers, Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio
Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia
M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe Monniot, Tanja Feichtmair, Manu
Codjia, Emil Spany, Arrington De Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco
Cappelli, Jean Marc Montera, Ab Baars, Ig Henneman, Danilo Gallo, Beppe
Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, le
danzatrici Cinzia Scordia e Florence La Porte, l'artista visivo Fred Gautnier,
il collettivo di scrittori Wu Ming. Co-fondatore del collettivo bolognese
Bassesfere è attualmente impegnato con l’Associazione musicale “Ex B.” e con il
progetto "Improvvisatore Involontario". Ha suonato in festival internazionali in
Francia, Romania, Croazia, Slovenia,Bosnia/Erzegovina, Olanda, Germania,
Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio. Attivo nell’ambito dell’interdisciplinareità
artistica, ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di
musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con
noti ballerini, poeti e visual performers. E' leader del F. CUSA “Skrunch”, del
quintetto/trio IMPASSE, del collettivo "THE NAKED MUSICIAN", e del progetto di
sonorizzazione dei film di Buster Keaton e muti d'inizio secolo denominato
SOLOMOVIE . E' co-leader dei progetti THE BODY HAMMER, SWITTERS, ALTOMARIA, I
NEGRI VOLANTI, e del duo di batterie COMPLEXE MACHINE. Inoltre collabora con i
seguenti gruppi: CRISTINA ZAVALLONI “Open Quartet”, TRINKLE TRIO (feat. Michel
Godard). (www.francescocusa.it).
Sabato 3 maggio 2008
ore 21 - Teatro Comunale di Dozza
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PERSONAE - Percorsi Teatrali
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Compagnia Teatrale della Luna Crescente & Street Legal
TALKIN’ TARANTOLA BLUES
con: Laura Bittoni, Silvia Cavina, Lisa Cenosi, Stefano Farolfi, Corrado Gambi,
Marina Mazzolani, Marco Silvestri
e con la partecipazione di: Alfonso Cuccurullo
musiche: Andrea Tampieri - chitarra; Corrado Gambi - voce
e la partecipazione degli Street Legal: Giorgio Malucelli - chitarra e voce;
Gianluca Morozzi - chitarra;
Francesco Checco Palmisano - chitarra e fisarmonica; Alberto Sebastiani - basso
La scrittura di Dylan è influenzata dalla poesia e dalle tematiche di Allen
Ginsberg e da Jack Kerouac.
“Tarantola”: uno strano romanzo scritto nel 1966 e uscito nel 1971 che in Italia
non ebbe molto successo. Dylan qui sembra voler conciliare la scrittura
spontanea di Kerouac con la tecnica del cut-up suggerita da Burroughs. Dylan
ripropone nei codici del rock la carica di energia che i Beat avevano amato nel
jazz e trasferito nella loro scrittura. Ma il rock ha una capacità comunicativa
più forte e Dylan riesce dunque ad avere un impatto molto più ampio. Dylan
rappresenta una fusione simbolica fra due culture, quella della Beat Generation
e quella del Rock.
Uno straordinario collage di lettere in versi, apologhi, giochi di parole, fughe
nell’allucinazione e nel sogno, in cui affiorano parabole di polemica sociale,
piccoli capolavori di umorismo, d’immaginazione e di saggezza zen; un
“manoscritto incubo”, per usare un’espressione dello stesso autore, dove i
periodi si trascinano, si contorcono e smaniano come tarantolati. Quando scrive
“Tarantola”, Bob Dylan ha ventitre anni ed è ancora “un giovane cantautore, un
timido ragazzo giunto rapidamente alla celebrità che a volte scriveva poesie e
che esercitava uno stranissimo effetto su moltissimi giovani di quella
generazione”. Di “Tarantola” si può dire ciò che Joan Baez ha detto delle
canzoni di Dylan: “La bellezza delle canzoni di Bob sta in ciò che egli
sottintende senza dire. Ogni cosa ben fatta ha questa qualità.”
Gran parte di quanto scrisse allora in “Tarantola”, allora così di difficile
comprensione, seguendo quella consuetudine per cui poeti e scrittori “ci dicono
come sentiamo, dicendoci come loro sentono”, trovando il modo di esprimere
l’inesprimibile, a volte dicendoci la verità a volte mentendoci “perché i nostri
cuori non abbiano a spezzarsi”, non sembra oggi poi così difficile da capire.
A rendere la complessità delle varie atmosfere evocate dai testi, tramite la
lettura teatralizzata di alcune parti, sono le voci, in funzione di “solisti” e
di “coro”, in un divertente gioco di cut-out (taglia-cuci), anch’esso omaggio
alla “folle” scrittura di Dylan, accompagnate dalla sua musica e dalle sue
canzoni eseguite dal vivo dal chitarrista Andrea Tampieri, da Corrado Gambi e
dal gruppo di dylaniati Street Legal.
La Compagnia Teatrale della Luna Crescente ha sede ad Imola ed è stata fondata
nel 1984. Dal 1991 denomina il sodalizio tra Marina Mazzolani e Corrado Gambi,
per i quali fare teatro è una condizione esistenziale e che hanno fatto del loro
teatro un intreccio di percorsi sperimentali e di progetti, spesso condivisi con
altre persone, artisti, collaboratori. Questa visione del teatro e dell’arte in
genere non slegata da una “assunzione di responsabilità” in termini sociali,
porta la Compagnia alla continua elaborazione di proposte artistiche e
culturali, rivolte spesso a persone ed ambiti dove l’espressione è ostacolata o
mortificata, o alla promozione dei linguaggi teatrali e della pratica teatrale,
nella ferma convinzione della necessità del teatro. I percorsi principali di
ricerca della Compagnia si ritrovano attualmente dell’ambito del Teatro delle
Diversità (dal 1986, con laboratori e spettacoli con lungodegenti psichiatrici e
con persone in situazione di handicap - esperienze che hanno caratterizzato la
Compagnia in ambito internazionale per i contenuti e le metodologie),
nell’ambito del Teatro di Lettura (dal 1986 - distinguendosi in ambito nazionale
e internazionale) e nell’ambito della direzione artistica e gestione del Teatro
Comunale di Dozza (dal 2001, in collaborazione con il Comune di Dozza, la
Provincia di Bologna, la Regione Emilia-Romagna).
Il Laboratorio Teatro Comunale di Dozza, è un laboratorio teatrale tenuto dalla
Compagnia Teatrale della Luna Crescente, luogo di incontro, di ricerca
sull’espressione, sulla comunicazione e di formazione di persone interessate al
teatro, sede di elaborazione di approfondimenti specifici su tecniche e
metodologie utilizzate nel teatro contemporaneo.
Ogni anno il laboratorio è finalizzato alla costruzione di un evento/spettacolo,
ospitato all’interno della programmazione del Teatro Comunale di Dozza
[produzioni: “Caminando caminando” (2003); “Orienti” (2004); “Terra” (2005);
“Working life” (2006); “Il coraggio dei salmoni” (2007)].
Corrado Gambi e Andrea Tampieri collaborano assieme dal 1994, approfondendo
l’intesa che stabilirono fin dall’inizio e confermando, in diverse occasioni,
una comune sensibilità. (“I cancelli del cielo”, “Borderline”, “Pappagalli
verdi”, “Blue Valentine”, alcuni spettacoli finali di laboratori tenuti nelle
scuole, “Ho trovato il chitarrista molto ubriaco ma estremamente solido”).
Bob Dylan e Bruce Springsteen sono stati il principale terreno di studio e,
assieme, occasione di sperimentare gli arrangiamenti originali di Andrea
Tampieri, seguendo le possibilità della voce di Corrado Gambi. Il piacere di
ritrovarsi a provare, di nuovo, è, oggi, tenacemente ricercato nonostante gli
“ostacoli” delle loro scelte di vita nettamente differenti. Ma il tenace
inseguimento di Dylan e di Springsteen, attuato (scientificamente ... “c’è del
metodo, in questa follia”...) da Corrado Gambi negli anni e lungo varie strade
d’Europa, reca come frutto sempre nuove ispirazioni, che non possono non portare
a cercare, ovviamente, Andrea... prima o poi.
Alfonso Cuccurullo ha esordito presso il ”Circolo Pavese” nel dramma “Il
cercatore d’oro” di Satprem per la regia di Davide Montemurri. In seguito con lo
stesso Montemurri ha approfondito il metodo di recitazione “Orazio Costa”. Nel
1995 partecipa al concorso teatrale “Targa Malvezzi”; segue un intensa attività
teatrale con