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L’amministrazione comunale di Dozza sostiene l’iniziativa di Coldiretti per la revisione della normativa sull’origine dei prodotti agroalimentari e scrive al Parlamento Europeo, Ministero dell’Agricoltura, Regione e Anci.
L’attuale disciplina prevista dal regolamento (UE) n. 952/2013, che istituisce il codice doganale dell’Unione, stabilisce che l’origine di un prodotto venga attribuita al Paese in cui esso ha subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata. Un criterio che risponde a esigenze di natura doganale e fiscale ma che risulta spesso poco idoneo a rappresentare la reale provenienza delle materie prime impiegate nella produzione degli alimenti. Nel settore agroalimentare, infatti, questa impostazione può generare disorientamento nei consumatori e favorire situazioni in cui prodotti realizzati con materie prime provenienti dall’estero vengano commercializzati come ‘Made in Italy’ unicamente perché in Italia è stata effettuata l’ultima fase di trasformazione.
Una circostanza che rischia di compromettere la trasparenza dell’informazione ai consumatori e, al contempo, di penalizzare le produzioni agricole nazionali che costituiscono un patrimonio economico, culturale e identitario del nostro territorio.
“Per tutte queste ragioni esprimiamo il nostro sostegno all’iniziativa avviata della Coldiretti volta alla revisione della normativa europea affinché, per i prodotti agricoli e alimentari, venga valorizzato quale criterio principale di identificazione dell’origine il luogo di provenienza dell’alimento come definito dal regolamento (UE) n. 1169/2011 in materia di informazione ai consumatori – hanno sottolineato dalla giunta dozzese guidata dal sindaco Luca Albertazzi -. Abbiamo scritto ai Parlamentari europei, Ministro dell’Agricoltura, Assessore regionale con delega al comparto e ad Anci per attivarsi, ciascuno per le proprie competenze, per l’avvio della procedura di modifica della disciplina sull’origine del codice doganale. In particolare, per la revisione dell’articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013 finalizzata all’esclusione dei prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione della stessa e, conseguentemente, al fine di prevedere quale esclusivo criterio di individuazione dell’origine dei prodotti in parola l’indicazione del luogo di provenienza per garantire la trasparenza e la corretta informazione ai consumatori”.
E ancora: “Riteniamo fondamentale rafforzare la trasparenza nei confronti dei consumatori e tutelare con maggiore efficacia il valore delle produzioni agricole italiane che rappresentano un patrimonio economico, sociale e culturale dei nostri territori – hanno aggiunto -. L’attuale normativa europea, basata sul criterio dell’ultima trasformazione, rischia in molti casi di non rappresentare adeguatamente la reale provenienza degli alimenti, generando confusione e penalizzando le filiere produttive nazionali”.
“Ringraziamo l’amministrazione comunale di Dozza per la vicinanza che dimostra ancora una volta alle battaglie portate avanti da Coldiretti per la difesa del lavoro degli agricoltori del nostro paese, come in passato aveva fatto per esempio contro il cibo sintetico – ha affermato il responsabile della Coldiretti imolese Alessandro Scala -. In questo caso, occorre cancellare l’attuale norma sull'ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull'economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export rappresentando un inganno per tutti i cittadini consumatori europei”.
Coldiretti ha lanciato un’iniziativa su tutto il territorio nazionale contro “Un'evidente distorsione informativa nei confronti dei consumatori che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi danneggiando l’immagine del ‘Made in Italy’ nel mondo – ha ribadito Scala -. Da petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette e vengono esportati come Made in Italy, a cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori”. Ma c’è di più: “Non manca l’ortofrutta trasformata, ad esempio come sottolio (carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano – ha sottolineato -. Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa. Un esempio? La mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come ‘Made in Italy’ così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese o la pasta fatta col grano canadese al glifosato”
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Ultimo aggiornamento: 26-03-2026, 10:06
